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Quando c’è troppo Photoshop?

13 July, 2010
By Giorgio Fochesato

copyright Druvo/iStockphoto.com - #7388028

Ho un problema con la mia ragazza. Ogni volta che le faccio vedere una fotografia scattata di ritorno da un viaggio, la sua prima domanda è “ma questa l’hai modificata!”. Ecco, questo per me è un punto critico. Non centra nulla con il microstock, sono riflessioni puramente superficiali sulla fotografia, dal punto di vista di chi come me si diverte a scattare foto e mostrarle agli amici.

Il discorso fondamentale è che scattando in RAW è obbligatorio mettere le mani su ogni fotografia. Sennò datemi una compatta e mi metto in modalità AUTO-JPG e ho ucciso la mia creatività. Il classico problema “etico” secondo il quale bisogna darsi dei limiti con Photoshop, secondo me, per quello che faccio io con le fotografie non ha senso. Se dovessi raccontare una storia e fare un reportage allora la domanda sarebbe legittima. Per capire quanto il risultato finale si discosta dalla realtà. Un esempio reale di come si comportano le agenzie fotografiche nel mondo reale.

  • Getty Images Editorial: i fotografi devono scattare in JPG e non possono modificare la fotografia finale in alcun modo, ad eccezione di minime correzioni sulle luci.
  • iStockphoto: il fotografo può sostanzialmente fare quello che vuole, l’importante che la fotografia finale sia perfetta dal punto di vista tecnico, meglio se sia fenomenale nei colori e nei contrasti per essere più accattivante per il cliente finale.

Se l’obiettivo è quello di realizzare una fotografia che sia bella, che piaccia a chi la guarda e così via, allora ben venga Photoshop. Spesso è visto come il “male assoluto”. Dagli addetti ai lavori e non. Io faccio parte di quel segmento che pensa che finchè il risultato è gradevole alla vista non importa come lo si ottiene. Non trovo nemmeno vero che ci sia più soddisfazione a passare più tempo dietro alla macchina fotografica piuttosto che al PC. Sono gusti.

In fondo che differenza c’è tra mettere la macchina fotografica sul cavalletto lasciare l’otturatore aperto per 30 secondi per ottenere l’effetto delle onde del mare e cambiare i contrasti, i colori, l’intensità delle luci con Photoshop per un paesaggio alpino? Nessuna. Sono due operazioni che modificano la realtà, creano una percezione di quello che la natura ha creato. Un’operazione la si realizza direttamente in fase di scatto, l’altra davanti al computer.

Esattamente come si faceva una volta con la pellicola e i colori. Tagliare, bruciare, schermare, saturare, bilanciare il bianco, ecc. Una volta una bella foto la si faceva in camera oscura, c’era spesso uno stampatore che probabilmente non sapeva nemmeno come si facevano le foto, ma con i chimici e i cronometri non aveva rivali. Ora lo si fa in Photoshop (o Lightroom e Aperture). La bravura del fotografo sta nel cogliere una scena, creare una composizione, scegliere quali luci imprimere sulla pellicola (o sensore). Un bravo fotografo sceglie cosa fare quando deve scattare una fotografia perchè sa già quello che vorrà ottenere e quando dovrà “stampare” la fotografia. Sia la stampa digitale da file RAW oppure cartacea da rullino.

Altrimenti andiamo tutti a scattare con le impostazioni automatiche della macchina fotografica e domandiamoci come mai le nostre fotografie non vengono mai belle, luminose e colorate come quelle dei “grandi fotografi”. Domani mi compro una Polaroid. Vediamo cosa mi dirà la mia ragazza la prossima volta! ;)

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13 Responses to Quando c’è troppo Photoshop?

  1. Alessandro Di Noia on 13 July, 2010 at 23:55

    Hai centrato in pieno il problema. Come al solito…dipende. Dipende da cosa devi fotografare, per quale motivo e se ti piace di più lavorare sul campo o alla scrivania. Non c’è un modo giusto è uno sbagliato ma semplicemente quello che ci piace e quello che non ci piace.

    Quando valutiamo il lavoro altrui (e lo facciamo automaticametne anche quando stiamo solo sfogliando una rivista) quel che conta è se la foto ci trasmette un’emozione o meno. Quanta post produzione ci sia poco importa. La fotografia è già di per sè un’interpretazione perchè si è deciso cosa inquadrare e cosa escludere. Croppare con PS o zoommare con l’obiettivo per me, dal punto di vista etico, sono la stessa cosa.

  2. mmac72 on 14 July, 2010 at 07:37

    Condivido, una delle domande piu’ irritanti quando mostro le foto e’ “ma questa l’hai ritoccata con photoshop?” con sorrisino maligno che intende, “vabbe’ cosi’ sono buoni tutti”. Questa risposta e’ due volte sbagliata. Primo perche’ non e’ vero che tutti siano in grado di fare un post processing efficace con photoshop, secondo perche’ si ignora che quando si facevano le foto con i film, venivano (a insaputa del fotografo) fatte tutta una serie di correzioni automatiche a livello di stampa che ritoccavano in modo incontrollato la foto. La foto inizia un po’ prima dello scatto e finisce una volta che e’ stampata, con tutte le correzioni di cui ha bisogno. Questo lo diceva Ansel Adam. La foto inevitabilmente non e’ la realta’ ma una interpretazione della realta’, che tanto per cominciare non ha 4 bordi che la confinano. Quello che conta e’ il risultato finale. Nel reportage fotografico chiaramente ci si deve imporre dei limiti per ovvie ragioni. Non si puo’ nascondere con un crop una pistola come e’ successo in un reportage di un fatto recente di cronaca del medio oriente.

  3. William Perugini on 14 July, 2010 at 08:13

    è una domanda lecita che mi son posto pure io…i primi periodi scattavo solo in jpg e non sapevo nemmeno cosa fosse photoshop, dicevo anzi che le mie foto erano quelle che facevo, belle o brutte, quelle erano! poi però ci si accorge che spesso la modifica in PP è necessaria proprio per portare la foto ad esser più simile alla realtà (penso ai tanti cieli azzurri dal vivo, bianchi in foto) e pian piano ecco che lightroom e photoshop diventano 2 fidi compagni di viaggio…

  4. piccerella on 14 July, 2010 at 09:41

    Lo ammetto. Ho ritoccato la chiesa del mio matrimonio, rendendo tutta la facciata uniforme visto che era piena di calcinacci. Ho tolto le scritte da quei muri che affacciavano su panorami strepitosi. Ho aggiunto un dente a una modella che non lo aveva. Ho tolto mozziconi da terra.
    Potrei continuare all’infinito a elencare quanto ho ritoccato. Il bello sta nell’essere convinta che se faccio vedere queste foto ad una persona quasiasi mi potrà chiedere “ma questa l’hai ritoccata!?” indicando i colori un po’ esaltati, ma non il mozzicone che manca da terra.

    Quello che voglio dire, è che ci sono molti tipi di ritocchi, e che quelli fondamentali non li noterà mai nessuno ;-)

  5. LdF on 14 July, 2010 at 11:15

    Sono super-d’accordo con te Gio’… La fotografia non si ferma allo scatto… e va difesa la capacita’ di utilizzare in maniera creativa lo sviluppo.
    ..ma siamo proprio sicuri che i JPG scattati dai Getty-pro non godano di sapienti settaggi delle impostazioni della camera (saturazione, contrasto, ecc.)?
    Concordo in pieno sulle alterazioni dei cromatismi/contrasti… con la pellicola si usano vari trucchi… push/pull processing… cross-process… etc. La parte di sviluppo ora viene vista come “trucchetto-di-photoshop”… tempo fa – forse per via delle affascinanti alchimie della camera oscura- si percepiva come prosecuzione dell’arte e delle capacita’ del fotografo.
    Sul cropping e sull’alterazione pesante del contenuto dell’immagine… beh, ci sono bei libri interessanti (L’immagine infedele di Claudio Marra, per esempio…) dove tra i vari esempi Marra cita anche uno dei miei fotografi preferiti…
    http://coromandal.files.wordpress.com/2009/07/sam-taylor-wood-self-portrait-suspended-vii.jpg
    http://coromandal.files.wordpress.com/2009/07/sam-taylor-wood-self-portrait-suspended.jpeg
    tanto Photoshop… ma siamo sicuri che cosi’ sono capaci tutti? :)

  6. DGF72 on 14 July, 2010 at 17:47

    Ciao a tutti,
    sono d’accordo con le impressioni finora postate. Io dico sempre a clienti/amici/allievi che le mie foto le SVILUPPO e non le ritocco, la fotografia finale è sempre una personale visione di un momento. Come non operare gli aggiustamenti che l’occhio umano (perfetto) ha visto in fase di scatto e che per tecnica non sopraffina o limiti macchina non siamo riusciti a “portare a casa”? (vedi cieli slavati, bilanciamenti del bianco fuorvianti, ecc.). La mia compagna invece mi fa da “cliente finale”, non capendo la fotografia mi riferisce le sue impressioni sul messaggio finale, i colori…e noto come a volte la stessa foto che vede lei non è la stessa che vedo io, il suo sguardo è privo di tecnicismi ma rivolto all’effetto finale, non importa come ci sei arrivato. Tranne i reportage che devono essere fedeli, la foto di per sè è arte, quindi vanno bene tutte le personalizzazioni del fotografo…quanti di noi potrebbero farsi accettare le foto da iStock scattando in JPG-Full auto??? nel caso di fotoritocchi pesanti (vedi modelle, riviste patinate, effetti voluti ecc…) sono gusti, piacciono o meno (anche se gli eccessivi abbellimenti delle persone note sono un pessimo esempio secondo me). Provo le stesse belle emozioni mentro scatto e mentre “tiro fuori” i colori e i dettagli del RAW con Lightroom, due modi diversi di provare piacere e soddisfazione.
    Buone foto, sviluppi, fotoritocchi, emozioni a tutti.
    Per chi c’è ci si vede a Milano il 24!
    Duilio – DGF72

  7. Daniele_ZoneCreative on 14 July, 2010 at 22:10

    La tecnologia ha sempre avuto un grande impatto sulle forme d’arte ed è normale che chi non ne ha dimestichezza finisca col volersene allontanare difendendo le tecniche più classiche.
    Così come nel rinascimento i nuovi polimeri rendevano più brillanti i colori degli affreschi e 200 anni dopo i nuovi strumenti per la scultura permettevano con maggiore facilità di scolpire le pietre più dure, credo sia assolutamente naturale “postprodurre” un file digitale sfruttando le incredibili caratteristiche del formato raw e dei software più moderni di editing.

    ma possiamo anche andare oltre e analizzare come in effetti diventi sempre meno facile attribuire meriti e proprietà intellettuali sulle immagini digitali.
    Vi sottopongo un esempio teorico di cui parlavo di recente qui in studio.

    Io ho un amico missionario che lavora da 10 anni nel centro dell’amazzonia a 36 pre di traghetto dalla città più vicina. Supponiamo che voglia fare un reportage fotografico con l’idea di farne un libro, una mostra e chissà cos’altro. Imballo una 5d mark II con montato su un 135mm e gliela spedisco per posta. Imposto la macchina su 200 iso f5,6 priorità diaframma e gli dico di uscire in strada un’ora al giorno e di scattare 10 gb di file raw ogni giorno per un mese. L’amico missionario non ci capisce una mazza di fotografia; deve solo inquadrare e scattare, centinaia, migliaia di ritratti in ogni condizione di luce, senza pensare.
    Poi mi fa avere il materiale e io comincio a selezionare sapientemente nel mio studio super attrezzato. Taglio, croppo, flippo, raddrizzo l’orizzonte, viro in bianco e nero lavorando sperando ogni canale colore, aggiungo rumore, vignettatura e tutto quanto possa venirmi in mente. Ne tiro fuori una serie di 50 scatti che stampo su alluminio in alta qualità di 150 x 150 cm e mi faccio finanziare una bella mostra a sfondo culturale.

    Ora arrivo alla domanda. Cosa devo scrivere sotto ad ogni foto, piccolino in basso a destra? Fotografie di padre Giorgio – missionario o posso scrivere il mio nome?

    Conta davvero così tanto chi ha premuto l’indice sul tastino o conta di più l’idea, il progetto, le competenze tecniche, la strumentazione, la sensibilità artistica, la conoscenza di un moderno stile comunicazione?

    Naturalmente il mio è un esempio estremo, ma le situazioni che sfiorano questi temi sono ormai all’ordine del giorno nel nostro lavoro, sarà bene non restarne indifferenti.

  8. franckreporter on 14 July, 2010 at 22:58

    Senza stare a fare ancora discorsi, dato che l’argomento è stato già analizzato e sviscerato sapientemente in tutte le sue sfaccettature…
    Dico la mia. Penso che chi creda ancora , (siamo nel 2010), che il ritocco sia un’alterazione della realtà penso che dovrebbe provare a prendere una sua foto e farla rielaborare a qualcuno che nella stanza dei bottoni sa dove mettere le mani. A quel punto anche lo scettico si ricrederà. Si fa fatica a acquisire velocemente le novità…ma lo sappiamo questa è l’italia. Purtroppo !

    Per quanto riguarda il discorso Getty Pro Super Images non si richiede fotoritocco soltanto per motivi di tempo, un’immagine editoriale prima è on line a disposizione del cliente e meglio è…Buona Notte.

  9. andrearoad on 14 July, 2010 at 23:44

    sono d’accordissimo con tutti voi ragazzi, la fotografia non si ferma assolutamente al momento dello scatto e anche nel momento dello scatto stesso possono esserci varie interpretazioni della realtà.
    Anch’io odiavo PS quando ho cominciato e mi dicevo “io voglio fotografare quello che i miei occhi vedono e non passare ore sul PC” e attribuivo la bellezza delle foto che vedevo, ingenuamente, a chissà qualche ottima combinazione di lenti e macchina.
    E le mie foto non erano mai quello che vedevo. Con PS o LR ora finalmente posso tirare fuori quello che ho davvero visto. La critica a PS è davvero priva di senso, onguno hai i suoi gusti e la modifica c’è sempre stata e non è vero che sono “bravi tutti con Photoshop allora”. E guarda caso chi critica le nuove tecnologie spesso non le sa usare. Fa più figo dare l’immagine de purista assoluto piuttosto che dire io una foto cosi non la so fare.
    p.s.
    Questa foto di Sugimoto non è un interpretazione della realtà?
    Il Crysler come doveva essere apparso nella mente del suo ideatore: una forma sfuocata e indistinta di
    linee
    http://arttattler.com/Images/Archive/Sugimoto/ChryslerBuilding.jpg

  10. marcomunich on 14 July, 2010 at 23:59

    Io penso che, in passato, tra gli esperti, chi passava tanto tempo in camera oscura era considerato uno smanettone tanto quanto chi, oggi, usa photoshop.

    Comunque io l’ho sempre detto: la cappella sistina è un’immagine fatta con photoshop!
    E ANDIAMO MICKY ! non vorrai mica dirmi che hai fatto tutto a mano no!???

    :D

    ciao.

  11. bbuong on 15 July, 2010 at 09:59

    unanimità totale? quando mi domandano se ho ritoccato le foto rispondo senza battere ciglio “per forza!” e cerco di spiegare quello che diceva Ansel Adams (bella citazione mmac72!)…
    buon LR/PS a tutti!

  12. Luca_Cepparo on 15 July, 2010 at 10:33

    Il link qui sotto vi porta a una fotografia scattata nel 1948 da Philippe Halsman, dopo 28 tentativi e credo l’aiuto di 7 assistenti. E’ un’immagine fantastica con una lunga storia (molto interessante da leggere).
    http://twitpic.com/25fv38

    Se io riscattassi la stessa immagine oggi (senza Dalì ovviamente) scattando con una digitale, addirittura scattando in jpeg e settandola già su bianco e nero (oh my goodness!!!) sono convinto che il 99% delle persone guardando due gatti in volo e il set “volante”, mi direbbe: “Bella, però l’hai ritoccata!”.

    Due domande: tutti quelli che vi hanno fatto la domanda “bella, ma l’hai ritoccata vero?” vi siete chiesti che conoscenza hanno della fotografia? Io credo sia pari a zero.

    E perché nessuno va da James Cameron a dire: “Bello Avatar, ma l’hai ritoccato vero?”

  13. vidal1986 on 27 July, 2010 at 12:25

    Ma poi, ritoccare cosa significa? Io lavoro sia in digitale che analogico, e stampo da me le fotografie in camera oscura… ne so poco di chimica, per cui mi affido a bruciature, schermature, sovra e sottoesposizioni… sicuramente il mio lavoro è poca cosa, paragonata ai veri stampatori, eppure non mi sognerei mai di lasciare una foto così com’è… PRIMO, perché la gamma dinamica di una foto a pellicola non supera i 5 stop, SECONDO, perché se non sono foto in studio, dove controllo con lo spotmeter ogni singolo punto luce/ombra, sforo dei 5 stop (che in stampa diventano 4!) e le foto fanno schifo (scatto con Canon 1V e ottiche L, non fanno proprio schifo dai…)
    In photoshop è lo stesso principio: DIPENDE sempre da cosa voglio ottenere. C’è stato un caso, quando portai una foto al mio professore, di una fotografia scattata alle 6 del mattino in Thailandia: il cielo era di un rosa che non s’era mai visto, ho preparato la reflex e scattai; la foto ne uscì molto più arancione. Non soddisfatto, cambiai “a naso” il bilanciamento del bianco, finché riuscii a cogliere la medesima sfumatura. Tornato a casa, la stampai e ne uscì, almeno cromaticamente, una gran bella foto. Portandola al mio professore mi disse “bella… certo i colori sono artefatti”. M’incazzai tantissimo, tant’è che gli portai il file RAW -.- ma anche qui il discorso non filava, perché se in fase di scatto avevo alterato il bilanciamento del bianco, potevo già lì modificare la realtà… avrei dovuto includere un cartoncino grigio nella foto? STUPIDAGGINI!! Alla fine c’ho rinunciato… fondamentalmente in photoshop si può fare tutto, ma quando si parla di contrasto, bruciare, schermare, de/saturare, vignettare…. sono tutte operazioni che esistevano già in analogico… il problema non esiste.
    Le persone che parlano con sufficienza del “l’hai modificata, vero?” sono in genere poco competenti, magari hanno pure una reflex, magari hanno anche più ottiche… ma scattano in Auto od al limite in AF, senza tuttavia sapere nulla

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