Oggi vorrei fare un discorso che esula quasi completamente dalla fotografia di microstock o quantomeno lo “sfiora” soltanto.
Si è concluso ieri Orvieto Fotografia 2010 (un grande ringraziamento a Jessica Morelli per avermi invitato e per aver creduto in questa iniziativa “visionaria”), convention annuale nella quale si parla appunto di fotografia e alla quale sono stato invitato per parlare della mia esperienza in quanto fotografo professionista del microstock. Il convegno dal mio punto di vista si è rivelato un successo.
Sono stato accolto sicuramente con molta curiosità e parecchi dubbi da parte della platea. Nella mattina del sabato abbiamo svolto un introduzione al convegno e ho avuto l’onore di essere sul palco in quanto “caso di successo” nella fotografia. Personalmente mi considero ben lontano dal “successo”, sicuramente ho avuto la costanza di impegnarmi e seguire un mercato che i “professionisti” hanno finora snobbato e catalogato come amatoriale e dispersivo. Nella prima mattinata le mie fotografie sono state catalogate come “nulla di nuovo”, “cartoline”, “senza ricerca”, “prodotte al solo scopo di vendere”, “prive di anima”. Considerando che la gran parte dei fotografi in platea parlava principalmente di fotografia di matrimonio, ciò mi ha fatto sicuramente sorridere.
Benvenuti nel 2010 è stato il mio pensiero. Il microstock è questo, scattare fotografie per venderle e possibilmente guadagnare un mucchio di dollari. Come mi è stato sussurrato sul palco da uno degli altri invitati “ero finito nella tana del lupo”. Ho cercato di essere diplomatico, ma non troppo e il concetto espresso nella prima mattinata è stato questo: è il fotografo che deve correre dietro alla tecnologia e non la tecnologia che deve fermarsi ad aspettare il fotografo. Ho anche notato che inizialmente ho dato molte cose per scontate, quando in realtà è stato necessario spiegare alla platea cosa fosse iStock e cosa fosse il microstock.
Credo che l’impatto iniziale sia stato comunque positivo perché la discussione si è svolta in termini assolutamente “pacifici”, cercando di far ricadere la colpa della crisi della fotografia sul modello con cui le foto vengono vendute nel microstock piuttosto sul fatto che i “bei tempi” in cui bastava un nome per farsi pagare dai clienti sono passati. Mi hanno chiesto se credo veramente in quello che dico, che devo dirgli quali sono le foto che bisogna scattare per vendere e quali sono i metodi che uso per tenermi aggiornato. Ragazzi collegatevi ad internet, il futuro è lì dentro, in the cloud.
Il primo workshop che ho svolto il sabato pomeriggio ha coinvolto solo nove fotografi. Pochi. Meglio pochi interessati, che tanti incazzati. La sorpresa è stata la domenica quando evidentemente i partecipanti al primo workshop avevano diffuso la notizia e la seconda lezione (identica alla prima) ha segnato il tutto esaurito con persone addirittura in piedi e continuo afflusso di interessati. Un ottimo segno, significa che c’è ancora voglia di migliorare e curiosità verso il nuovo, non tutti sono ottusi, semplicemente molte persone non hanno il tempo di aggiornarsi perché la loro professione non glielo permette. Allora ben vengano occasioni di questo tipo dove in un week-end si possono affrontare questi argomenti in modo costruttivo e propositivo. Una bella soddisfazione per me che sono un fotografo “amatoriale” da cartolina trovatomi ad spiegare che il microstock è in tutto e per tutto una professione che richiede una preparazione maggiore e più approfondita del semplice fatto di scattare una fotografia. Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato.
Quello che ho capito è che il vero problema di questo approccio è soprattutto la scarsa cultura di internet che c’è in Italia. Molte persone non conoscevano assolutamente il modello di vendita online e i meccanismi che regolano un approccio di questo tipo (upload, parole chiave, motore di ricerca, ecc.). Non solo nel microstock e nel Royalty Free, ma molti non conoscevano nemmeno l’RM e le agenzie che lo regolano. Ci riempiamo la bocca di questo acronimo che va tanto di moda “Web 2.0″ quando in realtà professionisti del settore che dovrebbero essere i primi a conoscere lo strumento lo ignorano quasi completamente. Figuriamoci a che punto siamo nella cultura di chi questo lavoro non lo fa di professione.
Ho recentemente alloggiato in uno scintillante albergo quattro stelle che dichiarava di avere internet. Si lo aveva: internet era un unico computer posto alla reception che si poteva consultare al massimo mezz’ora al giorno. Anche qui è la cultura il problema. Un albergo 4 stelle nel 2010 non può essere privo di internet, se non ha internet è un albergo 3 o 2 stelle. Sono stato in posti molto peggiori dove dormivo con 20€ a notte in Australia, Marocco o Turchia e tutti avevano internet in camera. E’ inutile che parliamo di futuro se poi non abbiamo la possibilità di stare dietro al progresso tecnologico.
Oggi sono a Rovigo, capoluogo di provincia, 60.000 abitanti, 4 facoltà universitarie. Non ho trovato un locale che avesse internet. Non ho trovato un internet point. Non ho trovato un hot spot Telecom o Vodafone a pagamento. Siamo fermi. Il mondo sta correndo a 2000 km all’ora e noi siamo fermi. Ci vendono le chiavette internet illudendoci che avremo la connessione ovunque sempre con noi… avete mai provato a fare una chiamata Skype con una Vodafone Key? Impossibile. Non funziona, la connessione fa schifo e continua a saltare. Life si now. Ma non si può fare nulla, come sempre solo rassegnarsi “perché siamo in Italia, le cose vanno così”. Ora aspettiamo con ansia l’iPad. Io non me la compro, se la connessione è la stessa che si usa con la chiavette io non saprei come usarla in Italia.
Ecco perché parlo di Preistoria 2.0, perché il mondo sta correndo e viviamo in un paese che fa di tutto per farci credere che siamo all’avanguardia quando in realtà non reggiamo il confronto con situazioni ben più evolute di noi dove internet non è il futuro, ma la normalità. Quindi se non vogliamo restare troppo indietro diamoci da fare, sfruttiamo la tecnologia per come ci viene messa a disposizione, il fatto che non sia diffusa in Italia non significa che il resto del mondo sia uguale. Il mercato diventa ogni giorno più globale e ogni giorno perso senza capire e ricercare la cultura tecnologica è un passo perso nei confronti del mondo. Non facciamoci “addormentare” da questa situazione, perché quando ci sveglieremo sarà già troppo tardi. Preistoria 2.0.








Concordo in pieno su tutto…parole sante dalla prima all’ultima!!! Povera Italia…
Ciao Giò,
hai proprio ragione, siamo nel terzo mondo! E te lo dice una che si occupa di linee ADSL da 6 anni!(e non dico altro….!)
A presto e complimenti per la difesa del microstock!
Angela
Una bella analisi Giò. Io ormai qui non mi stupisco più di nulla… in un posto dove i fondi per l’innovazione vengono prima garantiti, poi smentiti, poi deviati per le crisi o altro (pur essendoci solo sulla carta e non davvero!) poi rigarantiti ma messi insieme ad un calderone in cui trovano posto anche iniziative di tutt’altro genere; dove le frequenze sotto il gigahertz che sarebbero fondamentali per portare segnale e banda nelle vallate vengono liberati dalle tv analogiche per essere ripartiti fra molte altre inutili tv digitali; dove i dati sull’uso delle tecnologie dicono questo http://it.reuters.com/article/internetNews/idITMIE61A07V20100211 …. insomma uno sfacelo… Io comunque su rete Tre e skype qualche tempo fa sono riuscito a chiamare al volo l’ambasciata inglese a Città del Messico… a 2 cent al minuto
Caro Giorgio,
Ti dice nulla il fatto che per farmi promozione ho deciso di tenere in vita un sito web tutto in inglese???
Meditate gente… meditate!
Antonio
Ma lo sai Gio che ti dico? Meglio cosi’ meno concorrenza per noi…lasciamoli ignoranti
Sì Antonio, l’inglese è un altro grande scoglio… è da quando ho 5 anni che sento dire che l’inglese è importante. Sono passati 26 anni ma la situazione è più o meno la stessa. Quelli che 25 anni fa avevano 20 anni e dicevano che sarebbe stato importante hanno continuato a dirlo invece di studiarlo. La situazione è che ora ci ritroviamo con una società che non parla inglese.
Internet sta facendo la stessa cosa. La gente ha ancora paura del PC. Ma il PC è vecchio. E’ quello che cè dentro che conta. E questa situazione mi fa molto incazzare perchè nessuno fa nulla per rendere le cose concretamente migliori. Veniamo riempiti di rassicurazioni e di frasi ad effetto, ma poi restiamo sempre lì dove siamo.
Fortunatamente centinaia di anni fa l’Italia ha investito sul suo futuro pesantemente creando quel patrimonio culturale/monumentale che ci troviamo ora. Ma siamo rimasti così, gongoliamo sulle nostre bellezze senza andare avanti…
L’Italia ormai e’ indietro su ogni campo. Tutto e’ stabile, paludoso e immobile. Fa un misto di rabbia e dispiacere. Un paese fatto di corporazioni che distruggono l’iniziativa di chi ha un po’ di intraprendenza e voglia di lavorare e creare qualcosa di nuovo. Ed e’ per questo che non ritornero’ mai piu’.
Potrei scrivere ore, ma solo il pensiero di quello che vedo ogni giorno in Italia mi cambia l’umore, per cui la prendo con umorismo…
Rido ancora oggi quando anni fa ad Amsterdam ho sentito un ragazzo entrare in una panetteria e pronunciare questa frase: “Good morning! Can I have one ciambel?”
A parte gli scherzi, non voglio prendere l’argomento alla leggera…purtroppo è tutto vero.
Si vive di lamentele…e si sta fermi a guardare
Tristezza…
A bientot, hasta lluego e bye bye
Ti cito
“Considerando che la gran parte dei fotografi in platea parlava principalmente di fotografia di matrimonio, ciò mi ha fatto sicuramente sorridere.”
Con tutto il rispetto per chi tra di noi fa soprattutto questo di lavoro,
però il tuo sorriso era tutt’altro che fuoriluogo
Carino questo post molto più giornalistico.
Mandalo a WIRED!
(Non scherzo)
Quando qualche anno fa venne a pisa (facolta’ dove studio) l’ideatore del protocollo tcp/ip ,il sig. Vint Cerf, fu alloggiato nel migliore albergo della citta’, ecco sfortunatamente questo albergo aveva tutto tranne la connessione in camera ad internet. Per farla breve Vint Cerf si fece spostare in un albergo a 3 stelle in periferia di pisa che aveva internet in camera..alla domanda di come mai tutto cio’, lui rispose che senza internet non poteva lavorare…
per alcuni aspetti sono piu’ avanti in Grecia che in Italia..il che e’ tutto un dire…
Ho partecipato al tuo corso a Orvieto e pur seguendoti sul questo blog dal giorno che e’ nato,in poco piu’ di 2 ore ho avuto un infinita’ di informazioni…e non posso che ringraziarti.
Il vero messaggio predominante e’ stato di SVEGLIARSI !
Noi fotografi abbiamo ancora la sega mentale di tenere le foto nel cassetto perchè abbiamo paura di svenderle o peggio perchè ce la tiriamo troppo per svendere le foto ad un dollaro.
Per chi era ad Orvieto mi ha fatto tenerezza il pensiero del nonnino che parlava della sua agenzia…anni luce indietro,pur conoscendo perfettamente internet ecc.
é la mentalità ad essere sbagliata!
In compenso una grande fotografa come Nancy Fina a chiesto a Giorgio una bellissima domanda che la riassumo cosi… “Insomma,insegnaci a come fare per guadagnare dollari..”
Certo in Italia si e’ indietro…viviamo ancora nella preistoria,ma dobbiamo essere noi ad avere coraggio a cambiare i nostri pensieri,a modificare le nostre convinzioni per aggiornarci al mercato…
Poi se al governo si svegliassero un poco non farebbe male !!!!!
ciao Giorgio, purtroppo mi sento di condividere il tuo articolo.
Dico purtroppo riferendomi alla situazione italiana, siamo un popolo che vive di passato e di rendita perchè siamo il “Bel Paese”, abbiamo arte e monumenti che ci invidiano in tutto il mondo ma non siamo capaci di sfruttare questa enorme risorsa a dovere.
Potremmo diventare veramente un paese all’avanguardia in molti ambiti ma troppe cose frenano il nostro sviluppo.
Per quanto riguarda l’approccio che i fotografi professionisti hanno con il mondo del Microstock, questa forma di rigetto o riluttanza rientra nella mentalità di non voler accettare le novità, il nuovo che avanza, restando ancorati alle proprie certezze. Questo però è quello che impedisce di crescere e di restare al passo coi tempi.
Lasciamo perdere Internet e Adsl, tante offerte ma alla fine siamo tra i paesi europei dove questo “servizio” (si.. bè.. servizio .. quando funziona!!) è tra i più lenti e cari in assoluto.
have a good day !!
Alessandro
A proposito del discorso “cartoline”, “senza ricerca”, “prive di anima”, “prodotte solo per vendere” (come se chi fa i matrimoni, o industriale, o come nel mio caso, fotografia che si rivolge alle gallerie d’arte, lo facesse solo per il sacro fuoco dell’arte e senza porsi la questione commerciale e di vendita, tzse!, quanta falsità!, ma certo che c’è anche una spinta legata ad una estetica/ricerca personale, ma io se porto le mie stampe da un gallerista è perchè le voglio vendere, punto..)…
Comunque, come dicevo, io vengo da un tipo di fotografia un pò particolare, mi sono sempre rivolto al mercato delle gallerie d’arte (premessa: sono il signor nessuno, è dura fare “carriera” lì
), però trovo molto più gratificante e creativo e stimolante realizzare immagini di stock piuttosto che avere un committente/cliente, e questo perchè saranno pure immagini senza anima e piuttosto “standardizzate”, però sono libero di fotografare quello che voglio e come voglio (esattamente come accade per le mi immagini “artistiche”, scusate la parolaccia, non mi considero certo un artista), senza appunto dover rendere conto ad un committente, ad un cliente, dover avere a che fare con spesso noiosissime e tribolate relazioni/questioni personali e commerciali, sono libero di fotografare quello che mi piace e che voglio, seguendo la mia inclinazione e le mie “voglie” del momento, lo carico su Istock e poi se piace vende, se non piace non vende, veramente semplice e “liberatorio”…
Ciao!!
Marco
E scusate ho dimenticato una cosa: quando dico che saranno pure immagini “senza anima” lo dico provocatoriamente, ogni giorno vedo su Istock immagini straordinarie e piene di anima, ma avete visto quelle della fotografa che ha la foto of the week questa settimana?????, quelle si che potrebbero entrare in una galleria d’arte, mica le mie…
Scommetto che non hai nemmeno citato l’importanza delle insegne “Bank”.
..molti vecchi fotografi tengono la foto nel cassetto avendo paura di svenderle, ma senza sapere che fuori quel cassetto la concorrenza è agguerrita ed a basso costo, il mercato non viene a cercarti sei tui che lo devi cercare !
Caro Giorgio non potevo starmene nell’angolo e non dire nulla su questo articolo, devo dire che hai messo il dito nella piaga su due aspetti importantissimi “la fotografia” e “la connettività”
Purtroppo pochi giorni fà ho presenziato ad una riunione “ufficiale” grazie ad alcuni dei nostri progetti con un conosciutissimo proveider italiano di telefonia che ha dichiarato apertamente ad un pubblico tecnico che sulle famose chiavette non ci sarà molto di nuovo da aspettarci, si moltiplicherà la banda … forse migliorerà la copertura ma lo strumento ha ancora delle lacune grossissime, eccoci a palla la cosa che mi ha più preoccupato e stata questa dichiarazione :
1) Durante gli orari di lavoro dalle 08.00 alle 18.00 l’utilizzo di peer to peer e Voice over ip sono banditi, non verrà quindi permesso di utilizzare con una banda accettabile skype od altri strumenti di comunicazione che non stò qui ad elencare.
Che vergogna, che tristezza ma perché mi chiedo ?
Forse ritengono che chi utilizzi il voice over ip lo faccia solo ed esclusivamente per chiacchierare con gli amici, il peer to peer solo emule, ma scusate mi ha fatto sorridere poi che nella slide dove spiegavano questo hanno associato il logo di Napster ?
Ma questa mega banda per chi la vogliono rendere disponibile ?
2) La fotografia … (ahh ahhh ) a parte tutto mi ha fatto sorridere questa tristissima situazione in cui ti sei trovato , il potere del fotografo, “io sono io ed il resto è nulla “, sarà anche il caso che questi cari amanti della chimica e della camera oscura inizino a rendersi conto che i tempi sono decisamente cambiati, e noi che siamo qui a raccontarcela con il sorriso sulle labbra siamo già vecchi, probabilmente i nostri figli utilizzeranno dei congegni ancora più immediati per proporre i loro scatti e chissà cos’altro, ho comunque sempre ricevuto grande ostilità da parte dei presunti colleghi che vedo affiancare un “pischello”, il novizio in poco tempo diventa una spina nel fianco, tornando a botta quindi è il caso che si capisca l’innovazione e si segua il trend che “sfama” o se preferisci “paga”, chi non rinasce tutti i giorni con nuove idee rischia di morire .
Ciao Giò, un buon articolo scritto con il cuore e con la “rabbia” nel vedere il degrado culturale del nostro paese, che è visibile in, purtroppo, tanti casi sotto gli occhi di tutti, anche se ben pochi hanno la voglia, la costanza e l’intelligenza di trovare sbocchi nuovi e soprattutto di mettersi in discussione.
Internet viene associato a pochi ambiti, quando, se usato bene si rivela uno strumento dalle potenzialità infinite. Le infrastrutture sono in mano a lobbies politiche attaccate al voto e al potere, menti “vecchie” e non aperte all’innovazione che dovrebbe portare avanti la cultura di una società millenaria come la nostra. I dubbi che hai incontrato nel convegno credo che nascondano dietro paura e poca conoscenza…e poi nessuna foto è priva di anima, poichè rispecchia una visione personale di un momento ben definito.
Provo tristezza per questa situazione, all’utente che ha commentato qui che non tornerà più in Italia vorrei dire che la sua decisione è certo fondata su un’analisi vera su come è il nostro paese, però non è andando via che miglioreremo la situazione. Qualche piccolo esempio di progresso utile c’è, non siamo sempre il paese di pulcinella e dei mafiosi, almeno cerchiamo di farlo cambiare…
Strano, ma è la seconda volta in quindici giorni che mi ritrovo a dire su un blog: “ma voi non sentite odore di muffa?” Purtroppo quando si parla di fotografia in Italia si sente altro che questo odore. Stiamo ammuffendo tutti e non è nemmeno colpa nostra! AAARRGGHHHHHHH
Ieri ho fatto l’abbonamento ad una chiavetta internet perchè i clienti cominciano a chiedere le foto dal treno, o dall’auto, insomma, sul tragitto di ritorno a casa devi essere pronto alla consegna. Io voglio ancora lavorare come fotografa quindi mi adeguo per quel che posso. Aspettando con ansia che qualcuno al “comando” inizi a fare anche i nostri interessi e non solo quelli suoi personali
>Provo tristezza per questa situazione, all’utente che ha commentato >qui che non tornerà più in Italia vorrei dire che la sua decisione è >certo fondata su un’analisi vera su come è il nostro paese, però non >è andando via che miglioreremo la situazione.
Ormai a me non dispiace neanche piu’. In termini di guadagno sono al 20% fotografo e all’80% ricercatore. Nella ricerca l’italia e’ ancora piu’ indietro che nella fotografia. Se siamo arrivati a questo punto la colpa e’ del popolo italiano. Hanno tutti gli elementi per capire che le cose cosi’ non vanno, e non fanno nulla per cambiare. Non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire, e a me non va certo di fare l’eroe.
@ Gaetano Zaccone: cito “cari amanti della chimica e della camera oscura inizino a rendersi conto che i tempi sono decisamente cambiati”
Scusa, senza vena di polemica alcuna, ma sinceramente non capisco volerla mettere ancora sulla questione argentico vs digitale, o “collegare”/mescolare un atteggiamento di scarsa propensione alla bovità ed al cambiamento da parte di alcuni professionisti alla tradizione fotografica, come se ci fosse un rapporto diretto…tantopiù che dubito che esistano ancora professionisti che usino proncipalmente le pellicole, guarda sono webmaster di un sito dedicato solo alla fotografia a grande formato e da una specie di “sondaggio” domanda rivolta ai professionisti che frequentano il sito è emerso che oramai i lavori si fanno principalmente in digitale, chi ha detto di utilizzare pellicola e/o banco sono stati perlopiù alcuni fotografi di architettura, ma anche lì la fanno da padrone i dorsi digitali…
Anche io, nel mio piccolissimo, uso i banchi ottici 20x25cm per tutto quello che non va sul microstock, e una DSRL per il microstock, stampo in camera oscura (anzi voglio imprarare a stampare ai pigmenti a colori al carbone) ed anche con un plotter inkjet, cioè che c’entra la fotografia argentica con questo discorso???
Senza polemica, neh
Ciao Giò
io ero uno di quelli che ha seguito il tuo seminario domenica pomeriggio. Innanzitutto ero lì domenica perchè sabato ho seguito Paolo Cecchin e avendo prenotato un mese fà era già fissato così…
Comunque rinnovo i complimenti che ti ho già fatto di persona e vorrei contribuire alla discussione con due pensieri.
Come ha ricordato il prof. Mercurio nel suo intervento sempre domenica pomeriggio, Darwin affermava che le specie che si estinguono non sono meno forti delle altre ma sono quelle che sono meno predisposte al cambiamento. Pensa che ancora qualcuno (pochi per la verità) parla ancora di analogico vs digitale! Come se nel 1890 ci fossero stati nostalgici del dagherrotipo…
Nel nostro mondo vige la legge del mercato e volenti o nolenti dobbiamo adattarci.
Per quanto riguarda la connettività lasciamo perdere…
Qualche mese fà a MILANO(!) nel tragitto tra piazza Duomo e la stazione ferroviaria ho trovato solo un bar con wi-fi a pochi metri dalla stazione…! e non dico altro
Ciao
Francesco
Giorgio mi sarebbe piaciuto molto vederti all’opera “nella tana del lupo”, posso immaginare gli ululati ma non vedo i morsi.
Morde solo chi ha i denti e non parafrasando morde, in ogni lavoro, chi non si siede, chi sfida il nuovo che avanza senza temerlo, chi si mette in discussione ogni giorno, chi si aggiorna, chi studia.
Azz la connettività… Noi dopo aver vinto una causa con t_ _ – - – m ci siamo visti da questa chiudere le connessioni (internet e telefono) ed il passaggio ad un nuovo gestore ci ha lasciato cinquantaquattro giorni fuori dal mondo e, a dirla tutta, non siamo comunque veloci eheheheheheh W l’itaglia.
Nell’agosto 2007 scoprimmo istock e cercammo qualcosa di simile in Italia. Beh nello stesso tempo che istock ci aveva bocciato e poi accettato non avevamo ricevuto nessuna risposta da quella agenzia italiana. Dopo un pò ci chiesero un CD/DVD da inviare per posta.
Ovvio che la scelta era stata, da noi, fatta! Si si con le “cartoline”, “senza anima”, quello che ci affascina è una competizione senza padrini, senza partiti, senza amici degli amici.
Io carico e se tu buyer sei convinto compri! E’ una competizione globale dove ognuno può sfidare chiunque. Azz ora abbiamo un piccolo studio casalingo ed il nostro obiettivo sono yuri e lise eheehehehehehe.
ciao ric di [istockphoto.com/eliandric]
@frankreporter: studi a pisa? Io là ci lavoro, beviamoci uno scatto e scattiamoci una birra…
Sapendo che saro’ come al solito censurato, vorrei dire che non condivido per nulla questo articolo :
1) Da quando in qua le foto si vendono SOLO su internet o principalmente su internet ? Capisco la vostra giovane eta’ ma a me sembra ieri che per mandare le mie foto sugli stock dovevo spedirle all’estero in CD o DVD e aspettare mesi perche’ me le mettessero su a mano e fino a poco tempo fa c’erano ancora agenzia che accettavano perfino rullini o diapositive.
2) Se la convention era piena di matrimonialisti non c’e’ da stupirsi che non usino il web perche’ e’ spesso irrilevante per il loro mestiere che e’ appunto in gran parte fatto di clienti locali trovati per passaparola o persino dalle Pagine Gialle.
3) Non credo quindi ai presenti sia molto interessata l’idea di vendere foto matrimoniali o altro sui microstock, tanto piu’ che appunto molti di loro a casa si e no che avranno un modem 33.6
4) Gli Hotel vorrebbero internet eccome, ma il governo di sinistra ha avuto la geniale idea di rendere obbligatorio l’uso di un ID per accedere a web cafe’ e hot spots, cosa che poi ora fanno anche in India e altri paesi se e’ per questo e faranno presto anche altrove con la scusa del terrorismo.
5) Mi sembra come al solito arrogante e anche ignorante l’atteggiamento di Gio’ : il microstock e’ solo uno possibili canali di vendita, con che coraggio chiami dinosauri quelli che magari vendono le loro foto “a mano” a centinaia di euro a editori e clienti decennali ? Dovrebbero forse venderle a 1$ via email o via web come gli dici di fare tu ? Io non mi stupisco ti abbiano accolto con scetticismo, e che dire delle foto sportive o di news editoriali dove sai meglio di me che il mercato stock e’ molto secondario perche’ tutti ci lavorano con contratti diretti o esclusivi con agenzie di news nazionali e non ?
Cioe’ mi sembra eccessivo il modo con cui critichi chiunque non faccia microstock o non sia incollato a un monitor da mane a sera, tanto piu’ che come ti ho rinfacciato piu’ volte di RM non sai molto ne’ tu stesso dici di essere un fotografo professionista.
Che le tue foto siano “cartolina” te lo dissi pure io nell’altro forum di TripLuca e come vedi non sono certo l’unico …
saluti
macrosaur
E un altro addendum, sempre sapendo che saro’ censurato :
Qui bisognerebbe dividere tra fotografia professionale “tradizionale”
e fotografia prettamente stock.
Chi viene meglio pagato, ossia chi fa “fine art” e campagne pubblicitarie
di fashion o advertising, trova nella maggior parte dei casi i clienti
proprio con metodi tradizionali : gallerie, vernissages, mostre, passaparola,
workshops, conferenze, e online tiene solo il portfolio per i contatti,
tanto piu’ che i fotografi veramente bravi sono gestiti direttamente
da un agente o da una agenzia che ne cura le PR e le vendite, ha photo editors
che gli fanno pubblicita’ indiretta e diretta, riviste e gente che parla di loro,
cosa gliene puo’ fregare a loro di clienti che li trovano per caso su google o su flickr ?
Concludendo, a me sembra che sia Gio’ che non e’ conscio di come funziona il mercato
non-stock, e non viceversa, ma questo e’ appunto un altro segno dei tempi, dei
nuovi fotografi amatoriali che credono di sapere tutto loro e che insultano pure
chi non la pensa come loro chiamandoli vecchi o dinosauri.
Consiglio la lettura di questo recente articolo di Paul Melcher dove bastona
i microstockers – tanto per cambiare – perche’ appunto “non sanno vendere le loro foto”.
http://blog.melchersystem.com/2010/03/12/a-pictures-worth/
scusate, il link corretto e’ :
http://blog.melchersystem.com/2010/03/09/flying-solo/
Sono fiera del fatto che sia stato tu a rappresentarci. Grande.
Devo dire che non capisco l’utilità di questa polemica introdotta da macrosaur ed aggiungo che capisco poco anche dell’utilità di cercare di spiegare il microstock ad altri fotografi più o meno professionisti come è nelle intenzioni di Giorgio.
Mi piacerebbe sapere chi ha innescato per primo, nel mondo, la polemica sui siti di microstock. Beh forse lo so, non certo i “cartolinari” microstocckisti, molto più facile che siano stati coloro che si sono visti togliere una fetta di mercato che pensavano di dover possedere per diritto divino.
Ma dove è il problema?
Se sono un professionista e non temo niente bene, me ne frego e non sto a perdere tempo scrivendo su siti cercando di denigrare il lavoro altrui.
Se sono un prof e penso di dover temere qualcosa cerco di entrare nel meccanismo, di farlo mio, del resto faccio foto da urlo, troverò pure qualche avanzo/schiamazzo da vendere sul microstock.
Da ciò che si legge in giro, come l’articolo citato da macrosaur, la rabbia e l’avversione è dentro coloro che sono fuori, volenti o nolenti, dal microstock.
Ripeto, mi incuriosisce molto il sapere perchè Giorgio stia cercando di spiegare il microstock a dei potenziali contribuors, spesso scettici e deridenti, non sarebbe meglio spiegarlo a i potenziali buyers? eheheheheheheheheh
a presto ric
Ciao ric,
In realtà non è compito mio convincere nessuno. Lo scopo di questo blog è prima di tutto una condivisione di idee e visioni sul microstock.
bella domanda
Personalmente grazie ai commenti ed interviste ho appreso molte cose che non conoscevo e lo curo con molta passione ed interesse.
Poi come in tutte le cose ci sono persone che non concordano, ma non sta a me convincerle. Infine, a volte sentirsi dire che si va dalla parte sbagliata aiuta a riflettere sul proprio percorso per essere sicuri che si sta facendo bene.
Non capisco tutto quest’ardore, è da anni che noi fotografi professionisti, e non solo per via del digitale, già i grafici dalla fine degli anni 80 hanno cominciato a prendere sempre piu spazio sul ns lavoro, e poi la crisi economica “globale”, soffriamo economicamente e perdiamo fette di territorio. Ma la fotografia oggigiorno, in quanto immagine e veicolo di comunicazione gode di ottima salute, anzi, si parla e si scrive ormai per immagine. La fetta di mercato recuperata da un’agenzia come istock è invece incoraggiante, no istock no mercato ad esso attinente. Tutti questi clienti si sarebbero persi e l’industria tecnologica ne avrebbe tratto altri vantaggi. Noi fotografi che viviamo e lavoriamo di questo mestiere ne siamo ben consci. E mi rincuora in positivo l’aver conosciuto Giorgio ed il suo messaggio, per me rappresenta una nuova sfida, non mi vergogno di dirlo, ma sconoscevo totalmente questo mondo sul quale mi affaccio da neanche una settimana. E ci vedo solo buone opportunità anche creative. A presto, jessideclic
Non credo che l’articolo di Giorgio volesse affermare che chi non fa fotografia stock non capisce nulla, anzi…
Come sono sicuro che questo sito/blog non sia qui ad affermare che il microstock è “LA” fotografia e tutto il resto vale zero.
Non ti insulto e non critico la tua mentalità Macrosaur, ma credo che oggi sia davvero importante e fondamentale avere una visione a 360° di come avanza la tecnologia, come si trasforma il mondo digitale, come muta la comunicazione e così via. Aggiornarsi…a QUALSIASI ETA’!
Ti faccio un esempio: Luca Pianigiani (www.jumper.it), qualche settimana fa, ha pubblicato un articolo molto interessante, parlando di nuovi modi per vendersi.
Io non fotografo matrimoni, ma ho trovato molto bella l’idea da lui proposta di utilizzare la realtà aumentata per proporre un servizio nuovo ai loro clienti.
Per maggiori info, questo è il link: http://lnk.ly/hd9
Scommettiamo che per parecchio tempo, in Italia, nessuno avrà ancora fatto qualcosa del genere e soprattutto quasi nessuno saprà ancora cos’è la realtà aumentata?
Vero che ci sono grandissimi fotografi che riescono a lavorare a cifre allucinanti…ma forse non ti sei reso conto di una cosa: tanti fotografi di quel tipo hanno una carriera molto lunga alle spalle e lavorano da anni. Oggi il mondo della fotografia è cambiato molto..e tanto anche per colpa di fotografi che il microstock non sanno neanche cos’è.
Il microstock ha “rovinato” il mercato..va bene, hai ragione, ma credo che il mercato sia stato rovinato molto di più da tanti fotografi “professionisti”…
Io ho poco più di 30 anni e campo facendo fotografia e post produzione.
Il meccanismo a cui mi sono ormai abituato è questo:
- richiesta di preventivo da parte del cliente
- mio invio del preventivo al cliente
- nessuna risposta da parte del cliente
- richiesta informazioni a riguardo
- scoperta che il lavoro è stato commissionato a un fotografo che ha accettato di lavorare gratis o a cifre ridicole
Per quanto mi riguarda, mi rifiuto di lavorare a prezzi bassi…perchè questo vuol dire avere sì più clienti, ma rovinare il mercato (come tanti fotografi che NON lavorano nel microstock hanno fatto e continuano a fare).
Per cui, i miei lavori sono pagati bene e riesco a dedicare tempo al microstock, perchè lo ritengo un mercato molto interessante da sfruttare (anche se sono ancora agli inizi e devo lavorare e migliorare tantissimo).
Mi è capitato di ricevere una proposta di 50 euro per un lavoro fuori Milano, da fatturare e senza rimborso spese…ovviamente rifiutato…ma credi che non abbiano trovato un altro fotografo?
In più, non sto neanche a scriverti dei problemi riguardanti i pagamenti…dove sempre più spesso devo chiamare i ghostbusters, perchè quando c’è da pagare tanti clienti diventano fantasmi e spariscono.
Mille problemi quindi…
Non puoi negare inoltre, che oggi si vedono lavori e pubblicazioni di fotografi professionisti che valgono davvero poco e hanno una qualità mediocre, mentre il mercato microstock è a un livello di professionalità e di qualità assolutamente elevatissima.
Per cui, credo che il problema di tanti sia anche quello di doversi fare tanti esami di coscienza e valutare come lavorano, prima di lamentarsi che dovrebbero essere pagati tanto per dei lavori mediocri.
Credo che per un fotografo siano fondamentali buon gusto e occhio.
C’è una rivista che ricevo a casa gratuitamente. Su alcuni numeri speciali dedicati ai matrimoni ho visto dei lavori che trovo davvero orribili, soprattutto da un punto di vista di inquadratura e buon gusto…
Non voglio essere iper critico, nè passare per il fenomeno che si sente super bravo e fotografa come nessuno è in grado di fare…ma mamma mia!!
Dal mio punto di vista Giorgio sta facendo un lavoro degno di nota e super interessante.
Insultarlo è stupido e non ha senso. Non essere d’accordo è un altro conto.
Buon lavoro a chi scatta per il microstock, a chi no e a chi fa sia uno che l’altro…
Take care!
Luca
Vi mando le mie considerazioni, sperando che questa discussione arrivi prima o poi a un termine…
1) La fotografia, intesa come tecnica, è oggi alla portata di un numero sempre maggiore di persone e la qualità e semplicità della tecnica continuerà a crescere. Inutile e stupido cercare di fermare il progresso tecnico…
2) Il fatto che oggi sia possibile scattare una foto in digitale ed elaborarla facilmente su un computer non assicura che la foto sia bella.
3) D’altro canto, il fatto che fino a 10-15 anni fa’ solo pochi fotografi (professionisti) avessero le nozioni e la tecnologia a necessari a produrre una foto tecnicamente perfetta, ugualmente non assicurava che la foto fosse bella, o che essere un professionista significhi necessariamente essere un artista.
4) La bellezza e’ nell’occhio di chi giudica. Io posso apprezzare ed amare tante foto da ‘cartolina’, chi disprezza per partito preso è solo un arrogante e presuntuoso, perché non esiste una regola d’oro della bellezza o dell’arte. Certo, ci sono fotografi che riescono a trasmettere molto di più a più persone, ma, esattamente come per i pittori, l’unanimità non esiste. Ho amici che schifano l’arte astratta (Mondrian/Kandinsky, per intenderci) e vanno pazzi per i ritratti di ballerine o le nature morte (bleah… ). E’ un fatto di sensibilità differenti.
5) Dunque, se parliamo di fotografia come ‘professione’, distinguiamola per piacere dall’arte. Vorrei tanto sapere di quale arte si parli se al fotografo viene chiesto di fotografare la tastiera di un computer o un paio di ciavatte…
6) Detto questo, è palese che l’innovazione tecnica è qualcosa con cui bisogna fare i conti, ed e’ palese che la concorrenza (sia in termini di qualità tecnica che artistica) sia molto aumentata, anche perché i professionisti di vecchio stampo che hanno campato per anni sul monopolio tecnologico, magari sono oggi surclassati dal dilettante con un senso artistico superiore al loro… che vuole solo ripagarsi col microstock l’acquisto di una lente o di un cavalletto…
7) Non sono un fotografo professionista né un designer, ma vi inviterei a rileggere l’intervento di Piccerella (se mi ricordassi su quale discussione era intervenuta) … in cui si chiariscono tanti aspetti sulle diverse fette di mercato (direi che l’intervento ultimo di Luca poi sia molto illuminante). Comunque è chiaro che non c’e’ nulla di più stupido della guerra contro il microstock… anche perché è una guerra contro i mulini a vento… ed è anche ovvio che sia il mercato sia l’oggetto del microstock non c’entrano nulla col fotogiornalismo per esempio, o coi matrimoni…
Io ringrazio Giò perché da questi forum si impara tanto (quando non si fa inutile polemica).
@bbuong: condivido in tutto e per tutto! lascio il link di cui parli… http://www.unitalianosuistock.com/2010/03/foto-in-azione-2/
@ Ric, Gio’, Luca :
Io tra gli altri leggo anche questo blog appunto per restare informato,
c’e’ sempre qualcosa da imparare, e qualche rara perla.
Purtroppo continuo a pensarla al 100% come Paul Melcher : i microstocker
vendono sui micro perche’ non hanno altri canali di vendita papabili
o non riescono a entrare in agenzie piu’ serie come Getty o Corbis
o le loro foto oramai sono talmente inflazionate che vendono bene
solo sui microstock vendute al Kg. (esempio : still-life, e non solo).
Ma a parte questo mi sembra eccessivo che si arrivi a dire che il paese
e’ fermo perche’ magari a Rovigo non si trova un hot-spot : la stessa cosa
succede in gran parte dell’asia appena uscite dalla citta’ se e’
per questo eppure l’80% delle mie foto le ho fatte in Asia, sono ancora
vivo e vegeto, le ho uploadate e pure vendute, come la mettiamo ?
Non e’ che siete voi a esservi abituati troppo se non schiavizzati a PDA,
SMS, e emails e a dover essere sempre online e “connessi” 24hr su 24 ?
Se non ci fosse internet quanti di voi avrebbero venduto finora una sola
foto ?
saluti,
macro
Quanto ai fotografi che vendono un servizio fatto fuori citta’ a 50 euro spese escluse sono solo dei disperati, perfino peggio dei microstockers direi.
Come mai invece conosco gente che chiede 3000 euro di un matrimonio eppure non ha neppure un sito web ?
Un motivo ci sara’ pure no ? e non penso gli passi neppure lontanamente l’idea di vendere sui micro o di fare “realta’ aumentata” e altre buzzwords ridicole che sono poi vecchie di 20 anni e ora ripescate chissa’ dove.
Diciamolo apertamente : nessuno ha una formula magica.
Chi e’ bravo, e questo e’ uno skill che esula dalla qualita’ delle sue foto, vende sempre nei canali piu’ idonei e meglio paganti.
Gli altri si disperano perche’ devono lottare contro prezzi bassi, clienti che non pagano, competizione sleale, e hobbysti che lavorano gratis.
Ma vi siete mai chiesti che per vendere un prodotto – qualunque prodotto – non basta avere in mano un buon prodotto ?
Come alcuni di voi hanno fatto notare, su alcuni giornali escono foto orrende, verissimo, ma quel fotografo ha evidentemente gli skills per vendere anche la sua sbobba checche’ sia palesemente inferiore alla concorrenza.
L’errore secondo me e’ limitarsi alle agenzie web o aspettarsi che un giorno chissa’ come il cliente ci “trovi” su internet e compri le nostro foto a migliaia di euro solo perche’ abbiamo un bel sito web e un discreto portfolio.
Se le gallerie d’arte chiedono il 50% sul venduto c’e’ un OTTIMO motivo ! come pure se Getty chiede l’80%, tanto meglio, perche’ se e’ vero che far foto e’ sempre piu’ facile, venderle e’ invece sempre piu’ difficile !
O sbaglio ?
@Macrosaur: hai detto “Purtroppo continuo a pensarla al 100% come Paul Melcher : i microstocker vendono sui micro perche’ non hanno altri canali di vendita papabili o non riescono a entrare in agenzie piu’ serie come Getty o Corbis o le loro foto oramai sono talmente inflazionate che vendono bene solo sui microstock vendute al Kg. (esempio : still-life, e non solo).”
Mi fa sorridere il fatto che questo tizio, tal Paul Melcher, vende template grafiche a basso costo sul suo sito http://www.flyerstarter.com/. Sarà che nemmeno lui ha altri canali di vendita papabili e non riesce ad entrare in agenzie più serie o che i suoi template siano oramai talmente inflazionati che vendono bene solo sul suo sito venduto al kg.?
si, hai ragione: “nessuno ha una formula magica.
Chi e’ bravo, e questo e’ uno skill che esula dalla qualita’ delle sue foto, vende sempre nei canali piu’ idonei e meglio paganti”, pero’ sbagli nella misura in cui credi che le foto su istock siano ‘svendute’ per pochi dollari… io, non essendo un professionista, non avrei alcun altro mezzo (nè il tempo) per mettere in vendita le mie foto. non è questione di capacità e volontà, ma di semplicità.
attraverso istock posso racimolare qualche soldo e ripagarmi l’attrezzatura per il mio hobby… che il fatto che il mercato sia cambiato per colpa di quelli come me possa farti rabbia sinceramente non è un problema mio. per me istock è solo un guadagno. praticamente ho imparato molto di piu’ in un annetto di istock che in tanti anni di hobby solitario… in pratica ho qualcuno che valuta la mia evoluzione tecnica e mi segnala i difetti sulla singola foto. ho imparato molto di piu’ sui difetti delle ottiche e su come corregerli che con anni di fotografia analogica e sviluppi dal fotografo sotto casa, e in piu’ istock mi permette anche di racimolare due soldi anzichè pagare una scuola di fotografia. scusa se è poco… un mio amico fotografo molto piu’ bravo di me (tecnicamente e dal punto di vista artistico) ha il suo bellissimo sito con le foto in vendita a prezzi piuttosto elevati, ma quanto ha venduto? poco piu’ di zero… dunque non parliamo di disperati che svendono il loro lavoro. anche perchè chi lo fa per professione evidentemente ci mangia benissimo. non solo, ma contrariamente a quanto dici non è che chi vende su istock sceglie istock perchè non riesce a entrare su Getty… conosco almeno una persona che ha fatto esattamente il percorso opposto!
x macrosaur
ma che agenzie come Getty Images abbia rilevato istock e che permetta ai propri iscritti più meritovoli di caricare le foto anche da loro non ti dice niente..forse anche loro ci hanno visto lungo !
che foto fa e vende macrosaur? qual’è il suo sito?
Oggi ho venduto due extended licence di due files Vetta, totale 230$ alla faccia del vendere foto per pochi dollari. Ognuno vende le foto tramite i canali che ritiene piu’ idonei. Io rispetto le persone che vogliono vendere foto a prezzi altissimi, che vendono solo tramite RM, o si affidano ad agenzie che non operano via Web. Rispetto pure chi fa le foto di matrimoni. Molti grandi fotografi hanno iniziato cosi’. E’ una loro scelta. Bisogna rispettare comunque anche le scelte di tutti i professionisti e non che invece scelgono i canali di microstock. Scagliarsi contro di loro e’ tanto inutile quanto ingenuo. La tecnologia digitale ha aperto nuove possibilita’ ad una vasta classe di nuovi fotografi, il web ha creato un nuovo modo di distribuirle. Chi non ne vuole far parte e’ libero di non farne parte.
Comunque sono veramente curioso di vedere le foto di macrosaur. La fotografia dopo tutto e’ fatta di immagini non di parole.
Tra parentesi un non professionista come me solo grazie al microstock e’ riuscito ad entrare a getty images. Quindi la frase per cui i fotografi di microstock vendono questo canale solo perche’ non ne trovano altri e’ errata. Tra parentesi ce ne sono tantissimi altri che da iSP sono riusciti ad entrare a Getty. E’ solo l’abilita’ mostrata sul campo che conta, niente altro, non conoscenze, appartenenza a corporazioni, raccomandazioni, null’altro che la mera abilita’ nel fare fotografie.
lasciamo in pace la qualità del lavoro di macrosaur….nessuno può giudicare e comunque è ininfluente al contributo alla discussione. Basta con il pesare quanto vali in base alle foto che fai!!! un professionista fa le foto che portano a casa la pagnotta, magri i suoi capolavori li tiene per se o li fa scolpendo un pezzo di marmo rigorosamente analogico!!!!
Per me il discorso del micro, con tutti i limiti che gli riconosco, è un discorso commerciale. Se porta il pane a casa va bene, se fa perder tempo va male. punto. La fotografia è una professione per molti un hobby per altri, è chiaro che il punto di vista sia differente, raramente, salvo che agli inizi della carriera, si incontrano.
Aggiustare un rubinetto o uno scarico per l’idraulico è una professione, e anche se l’hobbista può riparare da se il proprio rubinetto, mai si sognerebbe di farlo gratis ad uno sconosciuto, come invece avviene nella fotografia, pur di vedere impresso il proprio nome sulla leva ed essere letto ogni volta che ci si lava le mani…….
ma sul punto dolente si torna sempre e si esce fuori tema, propongo di chiudere qui la discussione, ormai stantia e senza soluzione, gli schieramenti sono delineati e non modificabili..Giorgio pensaci tu.
Stavo per scrivere qualcosa di molto simile a Flavio.
Concordo con lui; si dovrebbe discutere in tutt’altro modo.
Altrimenti, Giorgio ti tocca aprire discussioni e chiuderle dopo pochi giorni.
Buona giornata
Luca
ma e’ possibile che su questo blog si finisca sempre con censure o chiusure delle discussioni ?
io mi limito a proporre una visione opposta alla vostra, ne’ piu’ ne’ meno, o bisogna concludere che le vostre istanze sono traballanti ?
tra l’altro se tutte le foto sui micro vendessero ai prezzi di Vetta il problema non si porrebbe neppure.
ciao Macrosaur la democrazia di parola non mi pare ti sia mai stata tolta..controlla cosa vuol dire censura. Che io ricordi è solo stata chiusa una discussione *UNA* volta perchè si stava andando fuori tema.
Te sei libero di esprimere la tua modesta opinione, certo che qui sei nella tana del lupo.
Richiamo all’ordine!
Per favore torniamo a parlare dell’argomento espresso nell’articolo che è appunto “la carenza di cultura digitale” e di “strumenti per migliorarla”.
Alla moderazione ci penso io. Quindi non saranno più accettate risposte fuori tema.
Giusto poco fa mi è arrivato una news, intitolata: “Reti wireless istantanee, automatiche, affidabili e soprattutto economiche? Da oggi è possibile”
http://thenextweb.com/it/2010/03/19/la-svolta-industriale-del-progetto-winext
Ciao Giorgio,
intanto grazie a te per essere venuto ad Orvieto, sono contenta di averti invitato perchè erano anni che cercavo di far capire a molti colleghi la portata di un fenomeno come il microstock. Direi che tu con la tua cortese e decisa presenza sei riuscito nel ns. intento.
Spero davvero questa sia solo la prima di altre occasioni che potremmo creare e sviluppare insieme per dare visi, gambe ed emozioni ai fotografi italiani 2.0, è poi quello che stai facendo con questo blog.
Complimenti ancora!!
Trovo molto interessante il punto sollevato da Ric:
“Devo dire che non capisco l’utilità di questa polemica introdotta da macrosaur ed aggiungo che capisco poco anche dell’utilità di cercare di spiegare il microstock ad altri fotografi più o meno professionisti come è nelle intenzioni di Giorgio.”
La preistoria 2.0 e’ una questione culturale (a mio avviso).
La diffusione di internet e’ direttamente proporzionale alla fame di cultura delle persone, e se in Italia le case editrici sono in difficolta’ perche’ ci sono pochi lettori credo sia dovuto allo stesso motivo per cui non si trova una wireless aperta nemmeno a pagarla oro.
La popolazione e’ refrattaria a tutto cio’ che e’ Cultura.
Tutti focalizzati sull’apparire e poco sulla sostanza. L’iPhone serve a fare i fighi non a cercare al volo una info sul web.
E’ sempre gradevole avere un confronto da cui c’e’ sempre modo di imparare qualcosa, ma trovo alquanto bislacco che ci sia un proliferare di fotografi che puntano ad un blog come strumento di auto-promozione. (nulla di personale Gio’, non mi fraintendere, please!!).
Talvolta mi sembra che alcune operazioni di “categoria” in Italia nascono in primis per generare visibilita’ e contatti… la questione divulgazione e’ secondaria.
Per me Preistoria 2.0 si addice bene soprattutto al sistema basato solo sul profitto e l’assenza di strutture (universita’, scuole, ecc.) che utilizzano anche fondi statali (per cui non necessariamente business oriented), preposti ad un sano insegnamento delle nuove possibilita’, sia riguardo le tecniche digitali che sui cambiamenti del mercato…
…sara’ forse per questo che sono scappato in UK?
Riguardo alle modalita’ di discussione (e non credo sia fuori tema) il caso marcosaur e’ la riprova che ci sono forti limiti culturali nella serena condivisione di punti di vista e una acerba educazione nel fornire il proprio punto di vista che, se celato nel totale anonimato, resta una lamentela sterile, preistorica.
A scanso di equivoci vengo qui proprio perche’ e’ “la tana del lupo”, per lo stesso motivo frequento altri forum di microstock, perche’ non sarebbe divertente discutere con gente che si da’ ragione a vicenda d’altronde, l’unico problema sono i giustizialisti che chiedono di bannarmi o censurarmi e questo anche su forum RM per altri abbietti motivi.
Ma tornando al succo della discussione posso fare esempi concreti riguardo il digital-divide : ho una seconda casa in collina e non solo non arriva l’ADSL in paese ma neppure uno straccio di GPRS/Edge/altro ne’ funzionano gli iPhone e le chiavette Vodafone se non altro per leggere una misera email.
L’unica opzione sarebbe una costosa antenna radio con Eutelia per avere teorici 1-2Mbit in download ma ora che Eutelia e’ fallita non si sa neppure se questa opzione sia ancora disponibile !
Sulla gente che non vuole cultura non sarei cosi’ pessimista, le librerie nelle grandi citta’ non fanno certo la fame, il problema e’ che la gente si accalca a comprare libracci come le barzellette di Totti, le flautolenze della Fallaci, l’ultimo libro di Dan Brown …
In edicola la cosa e’ ancora piu’ evidente, a parte il fatto che la mia edicola di quartiere a detta del titolare fa ormai piu’ soldi con giochi del lotto e “gratta e perdi” che non con giornali e sigarette, le riviste piu’ vendute sono quelle di gossip mentre per trovare L’Europeo con numero speciale per il World Press Award ho dovuto girare 4 edicole, dove comunque anche riviste piu’ serie sono nascoste
in angolini bui e in vetrina trovi Topolino, Chi, Gente, e Novella 2000.
Dei miei conoscenti chi usa il web lo fa principalmente per cazzeggio : facebook, email con attach di foto e cazzate piene di faccine/smilies, il sito della Gazzetta dello Sport, Youtube per vedersi qualche video, wikipedia di tanto in tanto, e i siti di viaggio e delle ferrovie per orari dei treni e poco altro.
That’s it.
Tutta roba che potrebbero fare con un iPhone o un Blackberry cioe’, senza neanche star li’ con computers e laptops che comunque di solito glieli da’ l’azienda senno’ fosse per loro basterebbe la TV.
Secondo me non e’ che non si informino per motivi di sottocultura o imbarbarimento, e’ proprio che hanno una tale arroganza che non gli puo’ fregare di meno di leggere libri e giornali, l’uomo medio italiota sa’ gia’ tutto lui e guai a farglielo notare ! Perche’ se anche glielo si fa notare rispondera’ che la cultura non gli porta un euro in piu’ sul piatto, tipica visione utilitaristica da periferia dell’impero fin-de-siecle.
Non stupiamoci che questo paese rimanga alla preistoria perche’ qui l’unica cosa che conta e’ il macchinone e il jeans firmato, la cena con gli amici, il PDA ultimo modello, le veline e i calciatori, no more no less !
E lungi da me fare l’esterofilo, la stessa cosa si vede in molti altri posti e anche peggio anzi : qui almeno la gente esce ancora di casa, altrove ha quasi del tutto rimpiazzato il contatto umano con emails e SMS ed esce solo per andare al lavoro, per fare la spesa, e per bere con gli amici… fatevi un giro in paese freddi ad esempio…