Oggi vorrei fare un discorso che esula quasi completamente dalla fotografia di microstock o quantomeno lo “sfiora” soltanto.
Si è concluso ieri Orvieto Fotografia 2010 (un grande ringraziamento a Jessica Morelli per avermi invitato e per aver creduto in questa iniziativa “visionaria”), convention annuale nella quale si parla appunto di fotografia e alla quale sono stato invitato per parlare della mia esperienza in quanto fotografo professionista del microstock. Il convegno dal mio punto di vista si è rivelato un successo.
Sono stato accolto sicuramente con molta curiosità e parecchi dubbi da parte della platea. Nella mattina del sabato abbiamo svolto un introduzione al convegno e ho avuto l’onore di essere sul palco in quanto “caso di successo” nella fotografia. Personalmente mi considero ben lontano dal “successo”, sicuramente ho avuto la costanza di impegnarmi e seguire un mercato che i “professionisti” hanno finora snobbato e catalogato come amatoriale e dispersivo. Nella prima mattinata le mie fotografie sono state catalogate come “nulla di nuovo”, “cartoline”, “senza ricerca”, “prodotte al solo scopo di vendere”, “prive di anima”. Considerando che la gran parte dei fotografi in platea parlava principalmente di fotografia di matrimonio, ciò mi ha fatto sicuramente sorridere.
Benvenuti nel 2010 è stato il mio pensiero. Il microstock è questo, scattare fotografie per venderle e possibilmente guadagnare un mucchio di dollari. Come mi è stato sussurrato sul palco da uno degli altri invitati “ero finito nella tana del lupo”. Ho cercato di essere diplomatico, ma non troppo e il concetto espresso nella prima mattinata è stato questo: è il fotografo che deve correre dietro alla tecnologia e non la tecnologia che deve fermarsi ad aspettare il fotografo. Ho anche notato che inizialmente ho dato molte cose per scontate, quando in realtà è stato necessario spiegare alla platea cosa fosse iStock e cosa fosse il microstock.
Credo che l’impatto iniziale sia stato comunque positivo perché la discussione si è svolta in termini assolutamente “pacifici”, cercando di far ricadere la colpa della crisi della fotografia sul modello con cui le foto vengono vendute nel microstock piuttosto sul fatto che i “bei tempi” in cui bastava un nome per farsi pagare dai clienti sono passati. Mi hanno chiesto se credo veramente in quello che dico, che devo dirgli quali sono le foto che bisogna scattare per vendere e quali sono i metodi che uso per tenermi aggiornato. Ragazzi collegatevi ad internet, il futuro è lì dentro, in the cloud.
Il primo workshop che ho svolto il sabato pomeriggio ha coinvolto solo nove fotografi. Pochi. Meglio pochi interessati, che tanti incazzati. La sorpresa è stata la domenica quando evidentemente i partecipanti al primo workshop avevano diffuso la notizia e la seconda lezione (identica alla prima) ha segnato il tutto esaurito con persone addirittura in piedi e continuo afflusso di interessati. Un ottimo segno, significa che c’è ancora voglia di migliorare e curiosità verso il nuovo, non tutti sono ottusi, semplicemente molte persone non hanno il tempo di aggiornarsi perché la loro professione non glielo permette. Allora ben vengano occasioni di questo tipo dove in un week-end si possono affrontare questi argomenti in modo costruttivo e propositivo. Una bella soddisfazione per me che sono un fotografo “amatoriale” da cartolina trovatomi ad spiegare che il microstock è in tutto e per tutto una professione che richiede una preparazione maggiore e più approfondita del semplice fatto di scattare una fotografia. Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato.
Quello che ho capito è che il vero problema di questo approccio è soprattutto la scarsa cultura di internet che c’è in Italia. Molte persone non conoscevano assolutamente il modello di vendita online e i meccanismi che regolano un approccio di questo tipo (upload, parole chiave, motore di ricerca, ecc.). Non solo nel microstock e nel Royalty Free, ma molti non conoscevano nemmeno l’RM e le agenzie che lo regolano. Ci riempiamo la bocca di questo acronimo che va tanto di moda “Web 2.0″ quando in realtà professionisti del settore che dovrebbero essere i primi a conoscere lo strumento lo ignorano quasi completamente. Figuriamoci a che punto siamo nella cultura di chi questo lavoro non lo fa di professione.
Ho recentemente alloggiato in uno scintillante albergo quattro stelle che dichiarava di avere internet. Si lo aveva: internet era un unico computer posto alla reception che si poteva consultare al massimo mezz’ora al giorno. Anche qui è la cultura il problema. Un albergo 4 stelle nel 2010 non può essere privo di internet, se non ha internet è un albergo 3 o 2 stelle. Sono stato in posti molto peggiori dove dormivo con 20€ a notte in Australia, Marocco o Turchia e tutti avevano internet in camera. E’ inutile che parliamo di futuro se poi non abbiamo la possibilità di stare dietro al progresso tecnologico.
Oggi sono a Rovigo, capoluogo di provincia, 60.000 abitanti, 4 facoltà universitarie. Non ho trovato un locale che avesse internet. Non ho trovato un internet point. Non ho trovato un hot spot Telecom o Vodafone a pagamento. Siamo fermi. Il mondo sta correndo a 2000 km all’ora e noi siamo fermi. Ci vendono le chiavette internet illudendoci che avremo la connessione ovunque sempre con noi… avete mai provato a fare una chiamata Skype con una Vodafone Key? Impossibile. Non funziona, la connessione fa schifo e continua a saltare. Life si now. Ma non si può fare nulla, come sempre solo rassegnarsi “perché siamo in Italia, le cose vanno così”. Ora aspettiamo con ansia l’iPad. Io non me la compro, se la connessione è la stessa che si usa con la chiavette io non saprei come usarla in Italia.
Ecco perché parlo di Preistoria 2.0, perché il mondo sta correndo e viviamo in un paese che fa di tutto per farci credere che siamo all’avanguardia quando in realtà non reggiamo il confronto con situazioni ben più evolute di noi dove internet non è il futuro, ma la normalità. Quindi se non vogliamo restare troppo indietro diamoci da fare, sfruttiamo la tecnologia per come ci viene messa a disposizione, il fatto che non sia diffusa in Italia non significa che il resto del mondo sia uguale. Il mercato diventa ogni giorno più globale e ogni giorno perso senza capire e ricercare la cultura tecnologica è un passo perso nei confronti del mondo. Non facciamoci “addormentare” da questa situazione, perché quando ci sveglieremo sarà già troppo tardi. Preistoria 2.0.








@LdF :
Ci sono ottimi motivi per non firmarsi con nome e cognome, come per non usare Facebook e affini.
Non ci vedo nulla da gudagnare nel poter essere “profiled” da spioni di ogni genere, come mi chiamo, cosa faccio, a che ora scrivo, che siti leggo, che lessico uso, cosa fotografo, quanto uploado, quanto vendo, etc
Se questo fosse un forum privato non avrei problemi a firmarmi con i miei dati personali, ma e’ pubblico e come tale rimane indexizzato per anni nelle cache dei search engines e anche in mirroring con servizi come WayBack.
Se al gestore del blog cio’ non andasse bene allora lo dica chiaro e tondo e disabiliti i commenti anonimi.
saluti
macro
Naturalmente il contatto umano va mantenuto, ma questo va oltre la preistoria di cui si sta parlando, nessuno ha detto di dover dipendere dalle macchine…di certo in un posto dove hai la seconda casa te molte cose non le puoi fare e non le puoi conoscere.
Ma se montagna non e’ dove Maometto, Maometto va alla montagna. Questo vale anche per noi…Ad esempio un ingegnere nucleare in Italia ci fa poco poco, perchè ?? Perchè in Italia non ci sono reattori nucleari, quindi va all’estero…Si va dove si riesce a soddisfare la propria esigenza.
Spero di essere rimasto nel topic..
…non illudiamoci: il problema vero non è la scarsa cultura di internet, ma il declino della cultura in generale in Italia, che è un processo lento e, temo, inesorabile le cui origini sono legate a un disegno chiaro, il cui obiettivo finale è quello di ridurre i cittadini a un branco di consumatori potenzialmente controllabili attraverso l”informazione’ unidirezionale che arriva dalla televisione. in questo disegno internet rappresenta un fattore potenzialmente nocivo, in quanto permette la diffusione di informazioni non preconfezionate, e lo sviluppo di un senso critico, ma il vero cuore della questione è la distruzione del sistema dell’istruzione pubblica, dalla scuola all’università. è vero che ci sono delle tendenze simili in molti paesi del mondo, ma quello che accade in italia non ha eguali, e il paragone con i paesi nordici da questo punto di vista è desolante. lì esiste ancora un senso dello stato e si investe in modo sostanziale nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, anche aiutando le generazioni meno giovani a comprendere e utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione (innanzitutto rendendo l’accesso facile e spesso gratuito).
qui siamo assolutamente nella preistoria 2.0, ma non si vedono neppure lontanamente delle vie d’uscita… dal punto di vista dell’accesso a internet poi ci sono parecchi paesi ben piu’ civili di noi anche nel sud del mondo, come il Cile o l’Argentina… e noi ancora siamo inondati dall’arroganza italiota per cui avendo avuto Giulio Cesare e Galileo, e Colombo e Michelangelo, e per molti purtroppo anche quel ‘grande statista’ che mi ricorda tanto il presidente del consiglio, tanti italiani si credono superiori al resto del mondo… arroganza e mancanza di cultura si autoalimentano, ma la cultura viene distrutta deliberatamente!!!
….é la stessa arroganza del “made in italy” come se in italia si sia geneticamente più creativi, e che gli altri possono fare ciò che vogliono, tanto noi abbiamo una marcia in più….ma quando mai…. Senza nulla togliere a ciò che di buono si è fatto negli anni passati ( e ancora di più nei secoli passati) oggi la cultura è livellata mondialmente, in basso, ed il modello imitato non è certo quello italiano, siamo tra i meno aperti al mondo, al prossimo, alle culture differenti, tronfi per quello che riteniamo di essere senza alcun confronto… stavolta sono con te macrosaur…..
state pur tranquilli, se le foto sono buone le agenzie SERIE le prendono ancora in cd/dvd, quanto ai micros, i’m sorry…
Macrosaur on March 22, 2010 at 15:17
@LdF :
Ci sono ottimi motivi per non firmarsi con nome e cognome, come per non usare Facebook e affini.
hehehe certo. sono d’accordo. il motivo e’ la preistoria 2.0. appunto.
Il fare vigliacchetto e mafiosetto.
Ma che spioni e spioni… e profiler.
Questa attitudine alla condivisione in pubblico, in modo trasparente, fa la differenza tra i popoli.
In Germania con il 50% di irraggiamento solare in meno hanno il 400% della produzione di energia elettrica solare in piu’ rispetto l’italia… Hanno i migliori centri di ricerca d’Europa… e se voglio cerco su internet ed ho il nome dell’amministratore delegato di una delle piu’ grosse aziende produttrici “Stefan Säuberlich”… senza bisogno di dover fare una visura camerale.
E non e’ forse mafioso l’atteggiamento di parlare rimanendo anonimi?
Se ti nascondi c’e’ qualcosa di strano… o stai prendendo in giro, o stai per rubare, o scappi da qualcuno, o non paghi le tasse… o non hai software legale ecc…
Ha davvero ragione Giorgio: “Non facciamoci “addormentare” da questa situazione, perché quando ci sveglieremo sarà già troppo tardi. Preistoria 2.0.”
…forse e’ il motivo per cui molti degli intervenuti su questo blog (ed anche il padrone di casa) risiedono all’estero??
Nell’era di internet dove una quota sempre maggiore di commercio (non solo di fotografie) viaggia nella rete, rendersi “invisibili” non aiuta certo a migliorare la propria posizione. Io rispetto la volonta’ di Macrosaur di restare anonimo per problemi di privacy, ma e’ innegabile che questo attegiamento e’ strettamente correlato alla “preistoria 2.0″ di cui si parlava nell’articolo. Voler rimanere aggrappati a qualunque costo, ad un mercato che di fatto e’ superato e’ limitativo e suicida. Questa situazione e’ facilmente generalizzabile a (quasi) ogni altro campo del nostro sfortunato paese. La mancanza di innovazione, e l’avversione per cogliere le novita’ offerte dal progresso ha determinato la morte dell’industria italiana in quasi tutti i settori fondamentali. L’informatica/elettronica italiana e’ morta, la chimica italiana e’ morta, l’ingegneria italiana non sta messa molto bene e sopravvive solo per gli aiuti di stato. Da qualche anno e’ in crisi anche il turismo. Si credevano gli operatori turistici che grazie alle nostre bellezze potevano spremere i turisti a loro piacimento, ed invece i turisti se ne sono andati pure loro. Quando io pianifico un viaggio lo faccio al 98% via internet. L’Italia e’ indietro anche su questo. Provate a cercare gli orari dei treni italiani sul sito ti Trenitalia, e capirete perche’, io utilizzo il sito delle ferrovie tedesche (Deutchebahn), che tra parentesi e’ tradotto anche in italiano, per cercare gli orari dei treni italiani.
La chiusura di Macrosaur verso le nuove forme di diffusione della fotografia e’ a mio avviso lo specchio fedele di tutto cio’. Spero solo che la sua chiusura sia legata ad una nobile difesa del suo purismo, e non ad un bieco arroccarsi corporativo. Non penso di essere andato fuori tema, se si me ne scuso.
LDF, se e’ per questo anch’io da anni vivo in Asia e ci torno tra breve tra l’altro, perche’ semplicemente ci vivo meglio mi costa molto meno e non devo subire tutta sta sequela di scandali italioti su giornali e tv, se io critico l’italia lo faccio da sempre con la valigia in mano pronto a lasciarla.
E visto che qui si critica il bel paese, facciamo pure un confronto impietoso : in Asia ho trovato ADSL veloci perfino in alta montagna,
in tibet a 4000m, in Nepal ai piedi dell’Himalaya, nelle foreste indocinesi in guesthouse scalcinate, wi-fi ovunque e specialmente in aereoporti e stazioni del treno e del bus, mentre in italia appunto manco si puo’ avere un ISDN se sei in collina e anzi ho letto di gente che non gli arriva neppure in periferia con la scusa delle centrali “a macchia di leopardo”.
Rendiamoci conto, ci sono hotel che ricevono prenotazioni online connessi con modem a 33.6 in pieno 2010 e che se un cliente per sbaglio gli manda una email con una foto in attach gli impallano tutto il sistema !
Ora c’e’ la nuova ennesima truffa, quella delle chiavette “internet key”, che semplicemente NON funzionano se non in citta’ e fuori dagli orari ufficio !
Io ho iniziato a usare internet ai tempi di VideoOnline e prima usavo le BBS .. piena preistoria ! poi per lavoro siamo passati a un ISDN con contratto business con InterBusiness (TIN) poi infine un ADSL 256k che fu il vero grande balzo in avanti, e ora dopo 10 anni siamo ancora qui mentre in Korea e Giappone hanno connessioni in fibra a 100Mbit da ANNI nonche’ telefoni di quarta generazione !
E si noti bene, sia Korea che Japan sono montagnosi come e piu’ dell’Italia, altro che le scuse puerili su “ultimo miglio” et similia
che fanno in italia.
C’e’ sicuramente la volonta’ politica di castrare il web e soprattutto il wi-fi, di imporre un pensiero unico e di scoraggiare il pluralismo, persino se questo poi si traduce nell’industria turistica che non puo’ offrire uno straccio di wi-fi ai clienti ne’ poter gestire il loro stesso sito web aziendale per prenotazioni e altro (devono affidarsi a ditte esterne).
Uno straniero arriva in italia e rimane da subito offline, in edicola trova solo giornali in italiano, se chiede informazioni nessuno parla inglese, se sgarra viene multato con ricevuta in italiano, se finisce in questura nessuno parla la sua lingua.
Ditemi voi .. persino nel terzo mondo queste cose non succedono, ma secondo il neo-duce Mr.B, ormai in carica da un ventennio, va tutto bene e anzi siamo il miglior paese del mondo, mangiate, bevete, brindate alla silvio-crazia …
Anonimita’ : io ribadisco che se dobbiamo discutere se avere qualcosa da nascondere siamo gia’ in pieno periodo orwelliano.
Avere da nascondere i cazzi miei e’ un mio sacrosanto diritto, doversi giustificare e’ gia’ da stato di polizia e non a caso rompono meno i coglioni nel “sanguinario regime” Cinese che non qui in Europa dove ormai siamo schedati in tutto e per tutto.
Siamo alla Preistoria 2.0 proprio perche’ lo vuole lo stato !
C’e’ la scuola di stato, gli ospedali di stato, i giornali di partito, le tv di stato, i monopoli di stato, lo stato entra quotidianamente nelle nostre vite fin dalla nascita, ci impone cosa va bene e cosa va male, ora ci dice anche se abortire o divorziare, se fumare tabacco o se bere alcolici, presto vieteranno i cibi troppo grassi e l’alcool, e i tabagisti saranno discriminati persino se affittano un monolocale o se fumano sul balcone di casa !
Che l’italia vada a puttane e’ la ovvia conseguenza, non resta quindi che emigrare in altri lidi e vivere in pace in paesi realmente liberi e sovrani nonche’ civili.
@Flavio :
esatto, la sindrome del Made in Italy ce la insegnano gia’ alle elementari assieme all’ABC … perche’ sanno bene che altrimenti la gente si accorgerebbe che il re e’ nudo, che i romani non discendono dai romani ma casomai dai loro schiavi, che Galileo fu quasi giustiziato per le sue idee, che Leonardo dovette emigrare in Francia dallo schifo che gli faceva ormai l’italia, che michelangelo fu quasi impiccato a firenze, del Dante che scappa dai Guelfi e si rifugia a Verona, che cioe’ tutti questi grandi uomini che vengono usati come testimonial della nostra (in)civilta’ sono in realta’ proprio quelli che gia’ all’epoca erano odiati e detestati dai loro sovrani, proprio come oggi succede a chiunque in italia abbia voglia di far qualcosa, imprenditori, ricercatori, scienziati, tutti costretti a emigrare perche’ l’italia e’ fondamentalmente un paese di MERDA.
Altro che preistoria 2.0, qua non cambiera’ mai nulla a meno che scoppi una guerra civile o una bomba nucleare.
Persino i negozi di fotografia lasciano molto a desiderare rispetto a quelli seri che vedi in Asia, e questo la dice gia’ lunga !
I nostri fotografi migliori lavorano tutti all’estero, non e’ una cosa casuale.
Giusto per la cronaca… arrivo ora a Berlino dopo il viaggio dall’Italia.
Ore 18:00
Aeroporto di Bergamo / Orio al Serio / Milano. Principale nodo italiano dei voli low cost con destinazioni in tutta Europa. WiFi assente. In tutto l’aeroporto non c’è uno straccio di connessione, nemmeno protette… per la serie NESSUNO proprio NESSUNO è connesso.
Ore 21:00
Berlino, aeroporto Schoenefeld. Uno dei due aeroporti cittadini. Due connessioni WiFi a pagamento già nell’aerea di ritiro bagagli.
Italia – Germania: 0-2
@mmac :
esatto, io e’ da anni che sostengo che in italia restera’ solo il turismo,
il vino, l’olio, e poco altro, proprio perche’ e’ un paese che “vive di
rendita” sul buon clima e sui fasti del passato ma e’ fondamentalmente
allergico a qualsiasi innovazione radicale, persino i giovani sono
rassegnati e giustamente i migliori emigrano all’estero lasciando
qua i mediocri .
tuttavia, mi sembra eccessivo il vostro buttarsi a capofitto
nel web-selling, non per spirito corporativo ne’ perche’
io sia un dinosauro, ma proprio perche’ vi piaccia o meno
in moltissimi casi le foto si vendono ancora su canali
tradizionali, provare per credere ! tanto piu’ nelle foto
piu’ costose ossia il fine-art che viene gestito solo
dalla mafia delle gallerie d’arte.
il microstock vende 100% online per un motivo molto semplice,
il prezzo !
un prodotto cosi’ economico non potrebbe essere profittevole con
canali tradizionali.
difendo l’RM per un motivo altrettanto semplice : ha avuto un bel
declino negli ultimi anni ma vende ancora e tiene botta, c’e’ una
infinita’ di soggetti che non troveranno mai posto in RF ma che
sono disponibili in RM e questo garantisce che l’RM sara’ duro
a morire e ha ancora una lunga vita davanti.
nessuno sa invece dove andra’ a finire l’RF e i micros, l’unica
cosa certa e’ che le agenzie ci faranno sempre piu’ soldi, quanto
ai fotografi invece sara’ tutta da vedere ma questo non vi da’
certo motivo per sentenziare che chi non vende foto via web
e’ un dinosauro e deve darsi all’ippica.
io vendo tutte le mie foto stock online, e anzi sto allargandomi
in altri fields come calendari, t-shirts, merchandising, e-books,
pure quelli venduti online, ci mancherebbe che debba ricevere
ordini per posta e andare alla posta ogni giorno a spedire
pacchi a mano previa ricezione magari pagamento con bollettini
postali, quello si’ roba da preistoria.
non e’ quindi purismo ma semplice realismo.
capisco la vostra foga, magari ingenua, ma grazie a dio c’e’
ancora chi compra offline, chi vuole toccare con mano la foto,
chi ama entrare in un negozio o in una galleria e perche’ no
parlare faccia a faccia col fotografo anziche’ solo via email
o altro.
conosco gente, ripeto, che solo coi matrimoni tira su piu’
di 10-15.000 euro al mese netti .. che motivo avrebbero di
sbattersi con siti web et similia quando per meno di 2-3000
euro manco si alzano dal letto ?
altri che fanno costosi workshops, che fanno libri fotografici,
che scattano ancora in film, che fanno mostre …
internet e’ solo uno dei tanti mezzi e canali di vendita, e nei
mercati danarosi non e’ certo quello piu’ importante ANZI..
a me sembra che qua siate voi che peccate di eccessivo
entusiasmo, non noi che siamo dinosauri.
@Macrosaur
Estratto da Wikipedia e spero che il padrone di casa lo accetti come contributo alla preistoria 2.0
Troll – nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, social network, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog – è detto un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (flame war); una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali (come un’annosa religion war). In altri casi, il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono. Dal sostantivo troll si derivano, sia in inglese che in italiano, forme come il termine trollismo (inteso come il verificarsi di tale fenomeno nelle web-community), il verbo trollare (“comportarsi come un troll”) o essere trollato (“cadere nella trappola di un troll” rispondendo a tono alle sue provocazioni).
Un troll particolarmente tenace e fastidioso può effettivamente scoraggiare gli altri utenti e causare la fine di una comunità virtuale. Se un troll viene invece ignorato (in genere la contromisura più efficace), solitamente inizia a produrre messaggi sempre più irritanti ed offensivi cercando di provocare una reazione, per poi abbandonare il gruppo.
Concordo pienamente con quanto detto dal buon Luca (LDF)!
…ognuno tragga le proprie conclusioni.
beh prendo atto che per alcuni come LDF chi non la pensa come lui e’ un troll o un agente provocatore.
se rileggiamo pero’ l’articolo di Gio’ e’ lui in persona a lamentarsi che le sue foto sono state snobbate alla convention di Orvieto dai fotografi Pro, quindi sono sicuramente in buona compagnia, dite forse che sono trolls pure loro che magari fanno questo mestiere da 30 anni ?
Sempre riguardo a Preistoria 2.0: http://ow.ly/16SjeM
Nel nostro paese paghiamo la SIAE per l’acquisto di chiavette USB, memorie microSD, hard disk, telefoni cellulari, ecc. Cosa centra la SOCIETÁ ITALIANA AUTORI ed EDITORI con questi dispositivi?
semplice, perche’ hanno deciso di tassare i supporti di backup per scoraggiare la pirateria e la SIAE quindi c’entra eccome in quanto e’ lei che difende i diritti degli autori in ambito musicale/video e non solo.
l’alternativa sarebbe il cloud-computing ma se ne parlera’ alle calende greche.
Appena letto su Twitter:
@maikid: internet point alimentato a benzina. kalaw. myanmar.
e penso: almeno loro hanno internet in una remota regione del myanmar, noi non lo abbiamo nemmeno nei capoluoghi di provincia della pianura padana. Siamo tecnlogicamente stati superati dal Myanmar.
Un salutone dall’Apple store di Regent Street… Macbook air free, free connection…
Ero a fare shopping e non ho resistito.
Un abbraccio Gio’
Luca
@Macrosaur
Dici “beh prendo atto che per alcuni come LDF chi non la pensa come lui e’ un troll o un agente provocatore.”
LDF ha nome e cognome… tu resti un anonimo sconosciuto che si diverte a punzecchiare e non ci mette la faccia.
Ho partecipato al workshop di domenica, ho sentito la gente dire con il sospiro “e andiamo a vendere le foto a 1 euro ” … simpatici italiani…
Completamente daccordo sulla scarsa cultura di internet, maggioranza dei italiani non sanno nemmeno fare acquisti on-line e non hanno nemmeo intenzione di imparare, a loro va più che bene cosi, quindi convintissimi che resto del mondo funziona uguale e non credono in un meccanismo come istock o simili. Scommetterei che nemmeno la meta dei partecipanti proverà, altri 10% si arrenderanno solo dopo aver provato a caricare le foto per esame, altri 10% dopo aver combattutto con categorie o parole chiave, altri rinunceranno perchè non vedranno subito il cash e solo 10% forse e dico forse andrà fino alla fine, quindi non dipende solo dalle connessioni di alta velocità, ma anche dai nostri ambizioni e desideri di imparare a adeguarsi. Vedo che ci sono tantissimi russi che trovano la fortuna su istock, forse perchè maggioranza e costretta di cercare lavori del genere e cercano di metterci la tutta.
Anche io farò in qualche modo parte di loro, visto che ho chiuso la mia attività, che non centra nulla con la fotografia, ma ho trovato questa possibilità di amalgamare ruolo di mamma e di impegnarsi in qualcosa che mi piace.
Per connessioni wi-fi e chiavette sto piangendo già, quest estate mi tocca andare al campeggio per tutta la staggione, (a far dovere di mamma) e non posso nemmeno pensare che in scandinavia nei campeggi hanno wi-fi, però so che anche al nord italia ci sono alcuni che lo hanno, ma quando ho chiesto qui al centro, mi hanno guardato male e quasi quasi mi volevano mandare a quel paese.
(scusate mio italiano, non sono di qui. )
ho dimenticato la cosa importante, complimenti Giorgio per il workshop!!!