Microstock Sì o No?
iStock è un mercato più ampio, non solo microstock
L’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti – TAU Visual ha recentemente realizzato un’analisi sul microstock, cercando di analizzarne aspetti positivi e aspetti negativi. Oltre ad un report testuale, nel quale si prende spunto da parecchi dati tratti da iStock, sono stati realizzati due video che danno una visione teatrale dell’argomento, ma di sicuro impatto.
Ho trovato l’approccio carino, divertente ed interessante e condividerlo con tutti può essere utile per far nascere una discussione tra noi iStockers che nel microstock ci navighiamo.
L’analisi testuale del fenomeno è analizzata a questo indirizzo: http://www.fotografi.org/microstock
Mentre i due video sono i seguenti:
Aspetti Positivi del microstock
Aspetti Negativi del microstock
Qualche considerazione. Prima di tutto il fatto che l’Associazione Nazionale ne parli ufficialmente è un fatto molto positivo. E’ vero che il microstock esiste da un pò, ma la posizione di apertura verso questo settore di mercato è da ammirare.
Diciamolo, è molto più credibile e convincente il primo video piuttosto che il secondo. Trovo anche che le considerazioni negative non siano del tutto fuori luogo, per certi versi capisco il punto di vista di chi non ama il microstock e lo rispetto.
L’idea generale che mi sono fatto però è che questa è un analisi già un pò datata. Su iStock abbiamo già fatto un bel passo avanti rispetto a questa analisi. Qua non si tratta più di parlare di microstock sì o no, come fenomeno del momento. Questo discorso forse può valere per le agenzie che nascono ora, le decine di agenzie che pensano di poter copiare il fenomeno iStock. Sono lontane anni luce.
iStock è un sito di microstock per i clienti, dove trovano foto, illustrazioni e tutto quello che gli serve in un posto solo a prezzi bassissimi, ideali per i progetti di chiunque nel mondo.
iStock per i fotografi è un mercato, non lo si può categorizzare in qualche settore già esistente. iStock è il mercato che fa le regole. Lo si può criticare per i criteri di scelta molto rigidi, ma la qualità non è un difetto, semmai un pregio. Le opportunità offerte a chi propone fotografie su iStock sono assolutamente non comparabili con quelle di nessun’altra agenzia al mondo:
- Vuoi fare microstock puro? Accomodati la collezione standard è pronta a spalancarti le porte.
- Vuoi fare fotografia di alto livello, concettuale? la soluzione che fa per te è Vetta.
- Vuoi spaziare nel mercato degli abbonamenti? Photos.com
- E magari vuoi anche provare a vendere fotografie su Getty Images nella collezione Rights Managed? Vuoi troppo diciamolo… eppure iStock, se dimostri qualità ti offre anche questo.
- Ma siccome sei uno che non si accontenta mai tu vuoi fare fotografia editoriale… ci siamo quasi, non avere fretta…
Beh il discorso è aperto… fatevi avanti! Chiedo a tutti di mantenere i toni del discorso ad un livello civile e moderato, su questo argomento ho assistito su altre community a scontri furibondi…





Giorgio, concordo in gran parte con quanto hai detto, sia sul giudizio sul “servizio” di TAU Visual, è vero, l’approccio è leggero, sereno, senza troppi fronzoli “intellettuali” o pregiudizi, sia sul fatto che l’analisi non sia “aggiornatissima”, il mondo del microstock, specie su un sito di riferimento come Istock, rispetto a quanto decsritto da TAU ha già avuto una evoluzione significativa, già io che frequento il microstock da solo un anno ho già visto in questi 12 mesi enormi cambiamenti, dalla Vetta collection al partner program, senza considerare questa tendenza sempre più marcata ad una “integrazione” multidisciplinare molto molto trasversale, cioè mi sto riferendo al fatto che in un unica agenzia “virtuale” ora puoi trovare non solo immagini fotografiche e vettoriali, ma anche video, file musicali ed audio, ora anche i logo, io personalmente mi sto apprestando a caricare anche files audio, anzi un pò “maledico” la mia pigrizia che ancora mi ha impedito di farlo
Una osservazione però su Vetta: premetto che non sono un grande frequentatore/propositore di files nella Vetta collection, però a volte sono rimasto molto perplesso di fronte alle scelte degli ispettori, a fronte di molte immagini che indubbiamento hanno quell’alto livello concettuale/creativo di cui parli tu, ce ne sono alcune per cui veramente mi chiedo che cosa ci fanno lì nella Vetta e come possano essere state selezionate per una collezione così “esclusiva”…vabbè, ragionamento a voce alta senza troppe pretese di approfondimento però mi sentivo di dirlo…
Ciao!!
Marco
Volevo aggiungere altri aspetti che, a mio parere, sono importanti relativi al mercato di fotografie microstock:
a) questo tipo di mercato sta dando la possibilità a numerosi fotografi non professionisti di mettersi in mostra e trasformare il proprio hobby in un’attività professionale a tempo pieno (chissà che un giorno non arrivi il mio turno !!
e considerato il periodo di crisi che stiamo attraversando sono sempre dei posti di lavoro creati nel mondo ..
b) tra gli aspetti negativi evidenziate c’è il fatto che molti clienti si abitueranno ad una qualità inferiore rispetto agli standard che per anni abbiamo avuto. Non sono per niente d’accordo, se un’immagine non è di qualità non vende e i clienti stessi cercano immagini sempre più belle e di qualità elevata anche perché possono scegliere tra migliaia di foto. La tendenza a ricercare immagini sempre migliori sarà una costante.
c) non è vero che il microstock è un fenomeno “del momento”, secondo me è destinato a durare per anni (oltre non mi sbilancio
perché come anche viene evidenziato nell’intervista, ha aperto il mercato a milioni di clienti che altrimenti non avrebbero mai speso 200/300 dollari per una foto da stampare su un volantino pubblicitario !! Se si pensa a quante azienda piccole o medie che nascono e muoiono ogni anno e che necessitano di nuove immagini per brochure, cataloghi, siti web, fiere etc etc …
ciao
Alessandro
Mi trovi assolutamente daccordo Giò. Sono finalmente riuscita a vedere entrambi i video, che sembrano uno l’antitesi dell’altro. Ovvio che sono stati fatti apposta così, ma non capisco perché tra gli aspetti positivi c’è quello di lavorare quando ti pare, e quindi avere la possibilità di gestire come meglio credi il tuo tempo, mentre tra i negativi viene detto che non è vero puoi lavorare quando ti pare. Dov’è la verità? Nel bianco o nel nero?
Personalmente la verità la trovo nel bianco. E vado fiera (come dissi già mesi fa in proposito) del mio essere cavalletta!
Ciao! Sono roberto tomesani, il coordinatore di tauvisual: sono quello che compare nei video di cui parlate…
Innanzitutto ringrazio Giorgio per la sua attenzione, e tutti voi per gli apporti…
Volevo spiegare meglio il fatto che esista una posizione di questo tipo: essendo noi un’associazione che da’ voce a 2.000 fotografi professionisti di ogni estrazione e cultura, dobbiamo necessariamente tenere presente che fra i soci abbiamo anche molti colleghi che provengono dal mondo professionale di decenni fa. Sono ancora attivi, ed ovviamente portano radicata una cultura che dobbiamo rispettare.
L’analisi e’ “datata” anche per questo, oltre che perche’ si tratta di un “ricopertinato” di una prima analisi che avevamo fatto e pubblicato due anni e mezzo fa, quando – per il periodo, e per la fonte (associazione fotografi….) – era invece assolutamente pionieristica…
Era alla pagina
http://www.fotografi.org/royalty_free_photo_free_copyright.htm
Il lavoro di “avanguardia” spereremmo di poterlo fare in occasione del convegno che vorremmo contribuire ad organizzare con Jumper.
Ciao, in bocca al lupo a tutti!
Crepi il lupo Roberto! E grazie mille per la precisazione, molto apprezzata!
Ciao a tutti,
anche io ho trovato i due video di Roberto molto accattivanti… con quel bianco/nero duale, wow!
Vorrei ringraziare pubblicamente Roberto Tomesani per aver incluso il mio blog tra i riferimenti nell’articolo citato da Giorgio. Grazie!
A presto, speriamo di incontrarci tutti al futuro convegno di Jumper,
roberto
Ciao Roberto, crepi il lupo.
Grazie per il vostro interessamento alla categoria microstock.
Perdona l’insolenza, nei simpaticissimi filmati parli di “free copyright”… che compare anche nel titolo dell’articolo della vostra associazione.
Credo sia doveroso sottolineare che il Copyright non e’ per nulla “free” ma resta sempre di proprietà del fotografo, cosa non da poco, e che credo convenga spiegare bene (soprattutto a chi compra) che la permanenza del copyright impone determinati usi.
Approfitto per chiederti una curiosità… avete pensato a come l’associazione TAU può tutelare i fotografi specificatamente nel campo del microstock?
Per esempio girano voci che in alcuni siti microstock si verificano mancate dichiarazioni di vendita.
(per fortuna non e’ lo stile di iStockphoto) ma viene da chiedersi: come ci si può tutelare?
Grazie ancora ed in bocca al lupo anche a te!!
Luca
Ciao! Giusta precisazione.
E’ vero. Il termine “free copyright” – pur essendo ampiamente utilizzato per descrivere immagini il cui costo non sia legato alla destinazione d’uso – puo’ generare confusione in un utente poco smaliziato (o, piu’ probabilmente, in un utente particolarmente malizioso), perche’ puo’ essere inteso in maniera distorta.
D’altra parte, molti termini riassuntivi possono essere fraintesi.
Anche “Micro Stock” e’ fraintendibile: le foto non sono “micro” in risoluzione, ed i compensi – prendi la linea Vetta di iStock – non necessariamente sono micro, ma perfettamente in linea con un uso RF tradizionale.
Anche “Royalty Free” e’ fraintendibile: e’ vero che non viene pagato un compenso per ogni singolo utilizzo, ma cio non toglie che le immagini RF non siano per nulla “royalty FREE”, dato che si paga una royalty forfaittaria iniziale
(http://it.wikipedia.org/wiki/Royalty )
Eccetera.
In ogni caso, per fortuna, qualsiasi ricorso ad un’agenzia di immagini stock (RF, RM, MS che sia) passa attraverso l’accettazione di un contratto o licenza d’uso che, molto meglio di qualsiasi termine riassuntivo, spiega con inequivocabile precisione quali siano i confini e le possibilita’ concesse.
Ti ringrazio sinceramente, comunque, per la segnalazione: adotteremo qualche chiarimento in piu’ (meglio uno in piu’ che uno in meno!)
Ti confermo che l’Associazione puo’ aiutare il socio nella sua tutela, esattamente come capita nei casi di inosservanza degli accordi con un’agenzia tradizionale, o un cliente o un editore.
Purtroppo non esiste un automatismo per tutelare in modo automatico l’autore.
Personalmente, spero che si affinino ed espandano strumenti di software di reverse research come http://www.tineye.com/
Al momento in modo ancora timido (il database e’ ancora piccolo), ma sistemi di questo genere permettodo di spiderare la rete alla ricerca di cloni della propria immagine.
Ciao, a presto!
Grazie mille Roberto,
E’ davvero un piacere confrontarsi con chi ha davvero padronanza della materia.
Complimenti per il tuo curriculum che denota una totale dedizione alla causa basata sulla passione, oltre che sulla professionalita’.
Per approfondire il discorso sulla tutela ti chiedo cortesemente un’informazione più precisa riguardo il controllo che si può operare sulle agenzie.
Non so se sbaglio, ti prego correggimi se il mio ragionamento e’ in qualche modo errato, ma vorrei focalizzare l’attenzione su un elemento che ad oggi non ho trovato ancora sviscerato.
La mia esperienza in materia di royalties si basa sulla mia precedente professione di industrial designer. Sappiamo più o meno tutti che un designer stipula un contratto con un azienda e viene retribuito sulla base di una percentuale sulle vendite dell’oggetto progettato. Qualora ci fossero dei dubbi e/o contenziosi, e’ diritto del designer chiedere visura delle vendite effettuate dall’azienda. Premesso che non e’ mai una prassi “serena” e che (per fortuna) nella stragrande maggioranza dei casi i rapporti si basano su onesta’ e reciproco rispetto, talvolta si deve ricorrere ad un controllo dei “libri contabili” per verificare se effettivamente sono state corrisposte le royalties al designer.
Credo che questo sia anche il caso di agenzie fotografiche “vecchio stampo”, dove l’interlocutore e’ (facilmente?) controllabile.
Come detto, parlando con colleghi che lavorano anche per altre agenzie online, e’ emerso il dubbio relativo alla procedura da seguire qualora si volesse effettuare un controllo sulle vendite dichiarate e le royalties corrisposte ai fotografi.
Poiché il business si basa interamente su un sistema on-line, viene da se che sarebbe molto facile (per agenzie prive di scrupoli) riconoscere solo in parte le royalties ai fotografi.
Mi chiedo, data l’estensione globale di questo mercato, chi e come può controllare che il software corrisponda in toto le royalties? Esistono enti governativi che sovrintendono al controllo di questi sistemi on-line? Vedo assai difficile che il singolo fotografo possa controllare in qualche modo la correttezza del sistema…
Molto probabilmente sono domande sciocche, ma abbiamo imparato dai giornali che anche grandi istituti di credito sono stati inghiottiti da deviazioni etiche e pertanto mi interessava capire, da chi ha competenza in materia, se ci sono sistemi di controllo, se effettivamente sarebbero necessari e se non sarebbe il caso, visti i volumi d’affari, iniziare a capire cosa si può fare in merito.
Ovviamente per le grandi agenzie il danno di immagine che potrebbe derivare da uno scandalo del genere e’ già una garanzia di protezione, ma la curiosità non e’ solo femmina.
Riguardo alla tutela dell’utilizzo delle immagini acquistate (tineye), come ho avuto modo già di dire, mi sento abbastanza protetto dalla rete di amici/colleghi che spesso segnalano l’utilizzo di immagini (nonché dalla provata affidabilità di iStockphoto in merito).
Pero’ anche in questo caso, una volta stabilito che l’immagine e’ stata utilizzata da qualcuno, servirebbe un controllo incrociato per verificare che e’ stata acquistata realmente. Ritengo che questo punto sia di diretto interesse delle agenzie on-line, chiamate a tutelare i propri interessi e, di riflesso, tutelano noi fotografi.
Grazie ancora e salutoni dalla fredda Londra.