Copyright, gioie e dolori di LDF

13 October, 2009
By gio

In Inghilterra da circa cinque secoli esiste il concetto di “diritto d’autore”, che nasce per la tutela ed il controllo delle opere scritte e via via, nel tempo, si è esteso per garantire i diritti di chi crea qualcosa. Qualunque cosa.

Può essere un designer che crea un logo o l’azienda che lo compra, oppure un architetto, un musicista, un programmatore, uno scrittore… insomma chiunque – che per fini di lucro svolge una attività “creativa” – ha il diritto di tutelare la propria opera e controllarne l’uso e la divulgazione. Tutto questo sembra ovvio, ma spesso si crea un po’ di confusione per colpa di quello che amo chiamare il “copyright loop”, ovvero il circolo vizioso del diritto d’autore.

Iniziamo a dipanare la matassa.

Per prima cosa va chiarito che ci sono due principali ambiti di utilizzo delle immagini in vendita su internet: il primo ambito, quello Editoriale, si rivolge all’industria giornalistica e segue regole diverse dal secondo ambito, quello Creativo, che si rivolge all’industria del design.

Se sono un giornalista, o anche un semplice blogger il rapporto con il copyright si ferma all’autore della foto. Per esempio, se sto scrivendo un articolo su Londra, non posso “grabbare” un’immagine da Internet perché ci sono buone possibilità che prima o poi l’autore della foto lo scopra e si arrabbi. È suo diritto chiedere ricompensa economica e riconoscimento dell’opera (ovvero citazione del nome del fotografo nell’articolo). Quindi se uso queste immagini è sufficiente che io regoli i rapporti con il proprietario dell’immagine, fotografo o agenzia che lo rappresenta. (in questo caso ho usato delle mie immagini d’archivio). Riguardo al contenuto delle foto – se queste sono inerenti al contenuto dell’articolo e se sono di supporto alla documentazione della “notizia” – non mi devo preoccupare se ci sono soggetti coperti da copyright.

copyright foto Luca di Filippo

londonIl logotipo della British Airways, Il Gherkin ed il London Eye sono tutti soggetti protetti da copyright e questo incide se ci troviamo nel secondo ambito di utilizzo, ovvero il mondo del design. Vale lo stesso per i volti delle persone, ma questo discorso merita un articolo a parte.

Se sono un designer e sto realizzando una brochure o un sito internet, non posso utilizzare immagini contenenti soggetti protetti da copyright, previa autorizzazione del proprietario del copyright stesso, che ha il diritto di verificare il contesto dove inserisco l’immagine e – se lo ritiene opportuno – può richiedere una remunerazione per lo sfruttamento del soggetto (che magari da prestigio al lavoro). Quindi posso usare quelle tre immagini in una brochure solo se la British Airways, la Swiss Re Building (committenti del Gherkin) e la London Eye Company mi autorizzano per iscritto (concedendomi una liberatoria) poiché il soggetto principale è un qualcosa di loro proprietà.

iStockphoto si rivolge all’industria del design e tutte le immagini ed i vettoriali in vendita hanno le caratteristiche necessarie per essere utilizzate in tutta tranquillità per scopi commerciali. Ovvero, se ci sono soggetti che richiedono una liberatoria (property release), la liberatoria è inclusa nel file che viene acquistato. Sempre!

Per i fotografi rappresentati da iStockphoto questo significa l’obbligo di allegare la property release per ogni singolo upload, ovvero un documento firmato dal tenutario dei diritti d’autore che ne autorizza l’uso secondo i termini del contratto di acquisto di iStockphoto. Ovviamente ci sono soggetti di cui è pressoché impossibile ottenere la property release. Provate a telefonare alla British Airways per chiedere di autorizzarvi ad immettere nel mercato royalty-free una foto di un loro aeroplano per credermi. (oppure alla Nike per la presenza di un loro logotipo in un’immagine)

Per i clienti di iStock tutto questo significa sonni tranquilli. Nessuna grana e peraltro iStockphoto offre la iStock Legal Guarantee, ovvero copertura fino a 10,000$ per costi sostenuti da un acquirente, se un’immagine ha causato controversie legali. Arrivare a questo standard qualitativo costa fatica per gli inspector ed ogni tanto frustrazione per i fotografi che si vedono bocciare immagini apparentemente prive di “copyright issues”.

parmigiano

copyright foto Simone Di Tonno

Un valido esempio possono essere queste fotografie gentilmente fornite da Piccerella che poverina si è vista arrivare la mail con l’odioso soggetto “iStockphoto: Notice for File #…” per via del copyright. La dicitura “Parmigiano Reggiano” non è un Brand, ovvero non è un’azienda a detenere i diritti del nome, ma un consorzio che ha protetto il Marchio registrandolo (basta andare sul sito del consorzio per vedere la ® vicino al logo). Questo significa che se il marchio o il nome del prodotto vengono ritratti in un immagine che vogliamo usare per scopi commerciali (brochure, siti, ecc.) serve la loro autorizzazione.

Facciamo un esempio limite per comprendere meglio…

Immaginate uno studio di design che crea una pubblicità per un cliente che opera nella ristorazione, compra una di queste stupende immagini del Parmigiano su iStock ed applica il logo del ristorante “Da Peppe er Sorcio ‘mbriaco”. Chiaramente il consorzio Parmigiano Reggiano potrebbe non essere d’accordo sul fatto che si leghino i due brand e soprattutto, “Peppe er Sorcio” non avendo un grado di notorietà paragonabile al Parmigiano Reggiano, gode della fama del formaggio per innalzare la propria credibilità, gratis. Normalmente queste operazioni si chiamano co-branding e sono regolate da contratti complessi e da remunerazioni adeguate.

Torniamo allo studio di design… la pubblicità piace a Peppe e si va in stampa. Manifesti, pagine sui giornali, ecc. Il consorzio se ne accorge e fa causa… Alla fine qualcuno deve pagare ed è chiaro come il sole che è SEMPRE meglio evitare di trovarsi in queste situazioni, anche se si ha alle spalle iStockphoto non è mai gradevole trovarsi a discutere con i legali di grandi aziende o peggio multinazionali. Quindi il copyright tutela noi contributors come autori di un’immagine o di un vettoriale affinché l’utilizzo avvenga nelle regole determinate dal contratto di acquisto, tutela i proprietari dei soggetti fotografati ed in fine tutela i lavoro dei designer (brochure, sito web, ecc.).

Questo è quello che definisco “copyright loop” e poiché abbiamo tutti necessita di tutela credo sia doveroso il massimo rispetto delle regole sul diritto d’autore.

Per chiudere e darvi prova che prima o poi qualcosa capita e per condividere con voi lo stupore nel constatare la rapidità con cui le notizie circolano in internet, vi porto l’esempio di una mia foto che è stata utilizzata fuori dalle clausole di acquisto fornite da iStockphoto.

Questa immagine che ho scattato agli inizi del 2008 è stata utilizzata recentemente da un partito britannico per una campagna elettorale. Ovviamente non è possibile utilizzare foto royalty free per questo tipo di messaggi pubblicitari, sia per il contratto di acquisto che per una legge europea che vieta l’utilizzo di modelli professionisti come testimonial nelle campagne politiche. Dal momento della distribuzione dei volantini alla prima mail che mi è arrivata sono passate pochissime ore. Uno zelante attivista inglese effettua qualche ricerca su internet e mi manda una mail con la scansione del volantino. Tempo 3 ore e cominciano ad arrivare le telefonate dei giornali nazionali…

Ovviamente chiamo iStock e parlo con l’ufficio preposto alla nostra tutela che mi da dettagliate indicazioni, mi fa vedere le questioni da più lati e mi aiuta a “risolvere” la questione, forse innescata da un giovane designer che in buona fede non aveva ben capito la gravita del suo gesto e la notizia è apparsa 8 ore dopo sulle maggiori testate giornalistiche.

Alla fine, come sempre, prevale il buon senso, si evitano cause e si impara. Si impara soprattutto la lezione che con queste cose non si scherza e che è davvero facile trovarsi in grane legali o danni di immagini ed è per questo che, se posso dare un piccolo consiglio, è sempre meglio stare nel “safe side”… nel dubbio, scegliere la strada meno rischiosa.

Tanti buoni scatti a tutti.

Luca

L’autore di questo articolo é Luca di Filippo, fotografo professionista, tra i piú famosi su iStockphoto, agenzia con la quale collabora dal 2005.

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3 Responses to “ Copyright, gioie e dolori di LDF ”

  1. mmac72 on 13 October, 2009 at 14:24

    Se non sbaglio, c’e’ stata recentemente una controversia con un’altra foto di iSP usata in una campagna Britannica a favore dei lavoratori Britannici. La foto in questione utilizzava modelli Nord Americani.
    Una domanda, dove sta scritto nella licenza RF di iStockphoto che le foto non possono essere usate per campagne politiche? Invece per quanto riguarda le campagne “morali”, per esempio di una organizzazione religiosa?

  2. unitalianosuistock on 13 October, 2009 at 14:39

    Copio e incollo dal Contratto di Licenza per l’uso dei contenuti (in inglese, in quanto quello in italiano é solamente una traduzione che non ha valore legale), in quanto recentemente il contratto di licenza é stato modificato per permettere utilizzi piú ampi delle fotografie che raffigurano persone. Sostanzialmente ora si puó attribuire un comportamento ad una persona nel caso sia specificato chiaramente che si tratta di un modello:
    4. Standard License Prohibitions
    7. use or display any Content that features a model or person in a manner (a) that would lead a reasonable person to think that such person uses or personally endorses any business, product, service, cause, association or other endeavour; or (b) except where accompanied by a statement that indicates that the Content is being used for illustrative purposes only and any person depicted in the Content is a model, that depicts such person in a potentially sensitive subject matter, including, but not limited to mental and physical health issues, social issues, sexual or implied sexual activity or preferences, substance abuse, crime, physical or mental abuse or ailments, or any other subject matter that would be reasonably likely to be offensive or unflattering to any person reflected in the Content, unless the Content itself clearly and undisputedly reflects the model or person in such potentially sensitive subject matter in which case the Content may be used or displayed in a manner that portrays the model or person in the same context and to the same degree depicted in the Content itself;

  3. Benedetta on 15 November, 2009 at 01:29

    Fantastico fratellone!!!!

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