Cosa significa Royalty Free?
...e cosa significa microstock.
Nel 2000 Bruce Livingstone ha fondato iStockphoto.com ed ha inventato il mercato microstock per la fotografia Royalty Free. Negli ultimi 9 anni, sono nate decine di agenzie simili con l’idea di copiarne il modello di business e conquistare quote di mercato. I clienti hanno iniziato a rivolgersi al mercato RF, abbandonando di fatto il mercato tradizionale (Rights Managed). Le domande più comuni per un italiano, sia esso un fotografo o un cliente solitamente sono: cosa si intende con microstock e cosa significa Royalty Free?
Microstock
Significa micropagamento, ma non significa micro guadagno. L’idea è quella di vendere una fotografia ad un prezzo micro a partire da pochi centesimi di euro (o dollaro). Il vantaggio di questo sistema può sembrare soprattutto per il cliente: con un budget molto ridotto è possibile acquistare fotografie di livello qualitativo eccellente, per qualsiasi tipologia di utilizzo (o quasi). In questo modo si è aperto il mercato della fotografia mondiale a tutti quei piccoli designer e agenzie di web design che non avevano mai avuto accesso a materiale di tale livello qualitativo semplicemente perché le agenzie tradizionali avevano prezzi troppo elevati.
Visto che i prezzi d’acquisto sono molto bassi, la tendenza dei designer si è rivelata essere quella di aumentare la creatività e variare le proprie opere di design scegliendo di volta in volta fotografie ed illustrazioni differenti. Ciò ha fatto crescere le richieste del mercato ed ha evidenziato la necessità di avere sempre contenuti nuovi.
In questo modo si è anche ampliato il mercato in modo sensibile e grazie ad internet il mercato è diventato mondiale. I potenziali clienti di una singola fotografia sono diventati milioni di persone e così anche i fotografi ne hanno tratto vantaggio: è possibile rivendere la stessa fotografia infinite volte raggiungendo livelli di guadagno impensabili.
Un esempio personale: attualmente la mia migliore fotografia é stata venduta circa 700 volte e la fotografia è tutt’ora in vendita. Quindi il fatturato è destinato a salire.
Royalty Free
A differenza di quanto si sente dire spesso in giro: “Royalty Free” non significa gratis, ne tanto meno che quella fotografia possa essere usata per fare ciò che si vuole. Royalty Free è spesso tradotto erroneamente come “senza diritti” o “senza diritti d’autore”. In realtà non esiste una traduzione corretta in italiano. Il concetto Royalty Free significa che la fotografia è venduta al cliente senza limiti di utilizzo in termini di tempo e luogo. Significa che chi acquista la foto potrà usarla oggi, domani e anche fra 10 anni. Significa che potrà usarla in una fiera, in una brochure e anche sul sito internet. Esistono delle limitazioni e quindi è sempre necessario che il cliente verifichi di rispettare i contratti di licenza stipulati con l’agenzia che la distribuisce, per esempio le fotografie di iStockphoto con licenza standard non possono essere stampate più di 500.000 volte (per ovviare a questo limite sono state introdotte le licenze estese, [in uno dei prossimi articoli parlerò in modo approfondito delle licenze]).
Inoltre, è importante sottolineare che il fotografo rimane il proprietario della fotografia. Infatti i contenuti non sono mai ceduti in modo esclusivo ad un cliente e al fotografo rimane il diritto d’autore dell’opera realizzata. Per questo motivo per esempio, le fotografie di iStock non possono essere utilizzate (nemmeno in parte) per la realizzazione di loghi e marchi registrati, in quanto non è possibile trasferire in nessun modo la proprietà intellettuale della fotografia realizzata.





Aggiungo una nota per sottolineare come questo fenomeno del micro-stock abbia aiutato a crescere molti studi di design grafico. Nel 1996 ho fondato il mio primo studio e la piu’ grande frustrazione era guardare nei cataloghi (all’epoca per lo piu’ cartacei) delle agenzie che vendevano fotografie RM, ovvero… ti facevano un prezzo sul tipo di utilizzo delle immagini. Frustrante!! I clienti “medi” (soprattutto italiani) non contemplano l’investimento in un immagine che puo’ essere risolutiva per una campagna o per una brochure…
Microstock ha significato una svolta per poter rendere accessibili immagini potenti anche ad un tipo di clientela che non ha (e dico davvero) il budget per pagare 500€ una singola fotografia.
Inoltre… esiste un’aspetto spesso mai menzionato, ovvero come talvolta ad un fotografo, conosciuto per le immagini su iStock, venga richiesta per via privata, la realizzazione di un’immagine in esclusiva… oppure gli viene richiesto se ha in archivio immagini simili a quelle pubblicate su iStock… con questo sistema ho realizzato qualche anno fa una serie di packaging per una linea di prodotti alimentari Orogel… http://www.virtudifrutta.it/indexita.html#equilibrio molte immagini sono di “big di iStock”. Altra nota dolce. Chi e’ su iStock, normalmente e’ super contento di realizzare o cercare nell’archivio qualcosa ad hoc per un progetto. Gente serena. Senza spocchia… dal lato del designer, una delizia lavorarci insieme…
Ciao Gio, Luca,
finalmente anche il punto di vista di chi è anche “compratore” di stock
Grazie,
roberto
Ciao Roberto,
quello che vorrei fare in futuro é riuscire a coinvolgere anche persone che acquistano su iStock e scrivere articoli che siano utili anche per i clienti. Diciamo che le idee non mi mancano… vediamo il tempo
Gio
Complimenti Gio, hai ottenuto dei risultati eccellenti!
In risposta a quanto detto da LDF il rovescio della medaglia è che anche il cliente disposto a pagare bene per un utilizzo fotografico sfugge al fotografo; infatti sempre più spesso gli studi grafici vendono a prezzi da RM o da mercato macrostock ciò che essi stessi acquistano su microstock. Al fotografo le briciole di questa transazione. E non mi si dica che la licenza non è trasferibile e quindi il grafico non è autorizzato a rivendere la fotografia della quale ha acquistato la licenza RF. La possibilità di controllo è puramente teorica, ed anche nel caso impossibile che venga beccato il contenzioso legale si risolverebbe solo con un giro di parcelle avvocati e spese processuali senza alcun ritorno economico per il fotografo (….visti gli art. x ed y.. questa corte condanna a pagare dieci volte la somma dovuta. … ah ah che risate). Per non parlare poi dei furti di immagini di successo rimesse poi in vendita da “autori” differenti sempre sul microstock. (Anche se questo avviene per lo più con i modelli subscrition)
Flavio, hai ragione, temo solo che questo quadro riguardi maggiormente l’Italia e/o paesi che ancora non hanno raggiunto un livello di civilizzazione completo.
Qui in Inghilterra non credo che riusciresti a farla franca molto facilmente, i clienti non sono fessi e il controllo non e’ teorico. Come già’ raccontato, sono passate 2 ore da che hanno utilizzato impropriamente una mia foto su un volantino a quando mi e’ arrivata una mail. Ti pare che se uno studio vende a 500 euro un’immagine comprata a 10$ prima o poi non arriva al cliente la soffiata?
La licenza non e’ trasferibile. Normalmente, proprio per questo, ho sempre fatto acquistare le immagini ai miei clienti (di qui la necessita’ di trasparenza) in modo che in futuro potessero disporre delle immagini in totale libertà. Vedi secondo me e’ solo una questione di tempo. Prima o poi il furbetto la paga, tanto più in periodi di super crisi come questo.
Riguardo il contenzioso legale, se qui in UK ti rubano una foto… gli rompi le ossa, legalmente parlando, non credo che si possano riversare i problemi di giustizia di un paese sul microstock…
Non ti seguo sui furti di immagini di successo…
In effetti la questione copyright è molto sentita e rispettata nei paesi per così dire “civili”.
Tempo fa sul forum di istock un contributor chiedeva perchè non vi fosse, tra le tante, anche la traduzione del sito in cinese, che si ritiene possa essere un grande mercato.
Beh la risposta…facile da immaginare
riprendo per chiarire sui furti di immagini di successo: metti che una mattina un furbone si sveglia e dice: “ma guarda quanti soldoni che fanno questi microstocker”;
primo passo: registrarsi a shutter o altri subscrition come contributor,
Secondo passo: 160 euro per 750 foto, un investimento redditizio, poi scaricare le foto e illustrazioni più vendute e richieste
terzo passo: upload delle stesse come proprie in tutti i principali siti di micro
quarto: raccogliere il “grano” finchè dura, quando qualcuno ti scopre e ti bloccano l’account e quanto non ancora intascato; dopo un poco ricominciare con un altra identità.
Dulcis in fundo: registrare una serie di accounts con prestanome ed intascare anche il referral, e poi con questi prestanome ricominciare il gioco.
Se credete che sia un ipotesi andatevi a spulciare gli archivi di microstockgroup.
La beffa? l’agenzia ha comunque intascato, il cliente ha comprato, l’autore rimane beffato.
Ma questi sono i rischi connessi al web, ed è un altra storia….
….spero che non abbia dato l’idea a qualcuno…….
iStock ha un dipartimento che si occupa solamente di controllare e tutelare i fotografi proprio per cose di questo genere. Probabilmente è l’unica agenzia di microstock a tutelare i suoi fotografi in modo così forte e presente. E lo fa in modo molto serio ed accurato.
I problemi riguardano principalmente chi si affida alle agenzie più piccole dove le risorse umane non sono sufficenti a monitorare questo genere di problemi.
Poi esiste una sorta di comunicazione tra agenzie, controlli incorciati, ecc… ma qui si aprono altri discorsi.
Non si va da nessuna parte a fare i furbi…
Se qualcuno pensasse di essere stato derubato consiglio questo motore di ricerca:
http://www.tineye.com
per andare a caccia delle proprie fotografie.
>Royalty Free è spesso tradotto erroneamente come “senza diritti” o “senza diritti d’autore”. In realtà non esiste una traduzione corretta in italiano
e infatti se guardate la testata delle immagini di istock è esattamente quello che dice:” immagine esente da diritti d’autore”
http://italiano.istockphoto.com/stock-photo-11290748-tomatoes.php
secondo me dovresti darti da fare per far passare una traduzione più appropriata su istock…..
grazie Flavio… sappiamo che tale frase puo’ trarre in inganno, purtroppo come ben sai non tutti parlano inglese in Italia, cosi’ come negli altri paesi europei. Nel corso degli anni la dicitura “esente da diritti d’autore” è diventata consuetudine, sia in Italia sia in Francia, Germania e Spagna.
E’ un concetto che nn esiste se nn in inglese.
Comunque se hai un suggerimento, ben venga
Piu’ che cambiare il nome cerchiamo di insegnare ai clienti cosa è possibile fare con le foto e cosa no.
Sulla storia dei furbetti che aprono un account e che fanno upload pirati sono totalmente in disaccordo.
Per fare upload e registrarsi si lasciano sufficienti dati per essere bastonati da Getty.
Sono stati puniti e bannati furbetti che cercavano di aumentare la visibilità delle proprie foto con falsi acquisti. Per una cosa del genere si passano i guai… a meno che il furbetto non risieda in paesi che non hanno giuristizione in merito, ma vedo la cosa assai difficile e comunque grazie per l’imbeccata, basta aumentare i controlli con il link che ha suggerito Giorgio.
Riguardo la dicitura “immagine esente da diritti d’autore” sarei dell’avviso di proporre ad iStock di tradurla con “Immagine Royalty Free”.
La parola Royalty e’ comunemente usata in Italia in ambito contrattuale (designer, artisti, ecc.) e’ anche presente una voce in wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Royalty_free
Dire che e’ esente da diritti d’autore equivale a dire che e’ senza copyright. Probabilmente genera grande confusione ed e’ meglio utilizzare un termine anglosassone chiaro ed universalmente riconosciuto.
Just my 2 cents